Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera
Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera

The Fondi Oro Collection

A truly unique example in the city of Milan, the Fondi Oro (gold leaf background) Collection was donated to the Museum by Alberto Crespi, a Milanese legal scholar, and it was set up by Architect Giovanni Quadrio Curzio. The panels are a remarkable instance of his homogeneous collection intent and reflect the cultured spirit of Lombard collectors, who have always proved open not only to local art production, but also – and especially, in this case – to other movements. These forty-one artworks, made between the 14th and the 15th century predominantly but not only in Tuscany and Umbria, reflect the key moments in the development of Italian painting, with special reference to sacred art. The main artists include: from Florence, Bernardo Daddi, Nardo di Cione, Agnolo Gaddi, stylistically descended from Giotto, Gherardo Starnina, a prominent figure of Florentine late Gothic art; from Siena, Taddeo di Bartolo and Sano di Pietro; and Venetian artists Paolo Veneziano and Lazzaro Bastiano.

Bernardo Daddi Attivo a Firenze dal 1320 ca. al 1348 Santa Cecilia Tempera su tavola, cm 89,5 x 49,5 La tavola faceva sicuramente parte di un polittico eseguito intorno al quarto decennio del XIV secolo per la cappella dei Santi Bartolomeo e Lorenzo della chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine. Racchiusa in una cornice moderna, la Santa Cecilia è rivolta verso destra, con un mantello grigio azzurro dai risvolti gialli che risaltano sulla veste rosa, mentre nella mano destra tiene la lunga e affusolata palma del martirio. All’immagine della santa, ritagliata sul fondo oro da un nitido disegno di contorno, l’artista conferisce un aspetto di raffinata eleganza: il volto dall’espressione gentile è delicatamente modellato e cinto da una ghirlanda di fiori rossi e bianchi.
Bernardo Daddi Attivo a Firenze dal 1320 ca. al 1348 Santa Cecilia Tempera su tavola, cm 89,5 x 49,5 La tavola faceva sicuramente parte di un polittico eseguito intorno al quarto decennio del XIV secolo per la cappella dei Santi Bartolomeo e Lorenzo della chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine. Racchiusa in una cornice moderna, la Santa Cecilia è rivolta verso destra, con un mantello grigio azzurro dai risvolti gialli che risaltano sulla veste rosa, mentre nella mano destra tiene la lunga e affusolata palma del martirio. All’immagine della santa, ritagliata sul fondo oro da un nitido disegno di contorno, l’artista conferisce un aspetto di raffinata eleganza: il volto dall’espressione gentile è delicatamente modellato e cinto da una ghirlanda di fiori rossi e bianchi.
Nardo di Cione Attivo a Firenze dal 1346/48 al 1365/1366 Crocifissione Tempera su tavola, cm 106 x 48,5 La tavola, con cornice moderna, era in origine la parte centrale di un tabernacolo oppure la cuspide di un polittico: la sintesi di concentrazione espressiva e formale del dipinto permette di riferirla alla fase iniziale della maturità di Nardo di Cione, attivo a Firenze nella seconda metà del Trecento. Evidente è l’influenza di Maso di Banco, riscontrabile nei volumi compatti e semplificati delle due figure dolenti, ed è inoltre ravvisabile un’eco dell’elegante ritmo narrativo delle opere di Bernardo Daddi.
Nardo di Cione Attivo a Firenze dal 1346/48 al 1365/1366 Crocifissione Tempera su tavola, cm 106 x 48,5 La tavola, con cornice moderna, era in origine la parte centrale di un tabernacolo oppure la cuspide di un polittico: la sintesi di concentrazione espressiva e formale del dipinto permette di riferirla alla fase iniziale della maturità di Nardo di Cione, attivo a Firenze nella seconda metà del Trecento. Evidente è l’influenza di Maso di Banco, riscontrabile nei volumi compatti e semplificati delle due figure dolenti, ed è inoltre ravvisabile un’eco dell’elegante ritmo narrativo delle opere di Bernardo Daddi.
Gherardo di Jacopo Neri detto Starnina Attivo a Firenze dal 1387 al 1412 Madonna dell’umiltà incoronata da due angeli Tempera su tavola, cm 117,2 x 69,2 La tavola, databile intorno alla metà del primo decennio del XV secolo e destinata ad ornare il pilastro di una chiesa o l’altare di una cappella gentilizia, rappresenta la “Regina Humilitatis”, rara variante del tema della Madonna dell’Umiltà: alla tradizionale raffigurazione della Vergine seduta a terra, il pittore ha infatti aggiunto le figure due angeli in volo che la incoronano. Il Bambino, che afferra il velo della madre e si succhia il dito, conferisce all’immagine un tono di domestica intimità e anche i gesti dei due esili angeli in volo, che reggono la veste perché non sia loro d’impaccio, cala il dipinto in un’atmosfera di quotidianità.
Gherardo di Jacopo Neri detto Starnina Attivo a Firenze dal 1387 al 1412 Madonna dell’umiltà incoronata da due angeli Tempera su tavola, cm 117,2 x 69,2 La tavola, databile intorno alla metà del primo decennio del XV secolo e destinata ad ornare il pilastro di una chiesa o l’altare di una cappella gentilizia, rappresenta la “Regina Humilitatis”, rara variante del tema della Madonna dell’Umiltà: alla tradizionale raffigurazione della Vergine seduta a terra, il pittore ha infatti aggiunto le figure due angeli in volo che la incoronano. Il Bambino, che afferra il velo della madre e si succhia il dito, conferisce all’immagine un tono di domestica intimità e anche i gesti dei due esili angeli in volo, che reggono la veste perché non sia loro d’impaccio, cala il dipinto in un’atmosfera di quotidianità.
Pittore lombardo Attivo i primi due decenni del XV secolo Sant’Ambrogio, Tempera su tavola, cm 76 x 24 La tavola con Sant’Ambrogio è parte di una serie di 4 pannelli, simili per dimensioni, stile e punzonature, che costituivano gli scomparti laterali di un polittico smembrato. La presenza di Ambrogio, raffigurato in abito vescovile con il flagello simbolo della lotta contro gli ariani, farebbe pensare alla provenienza da una chiesa della Diocesi milanese. L’intento di caratterizzare individualmente il volto, i valori lineari degli orli delle vesti, l’allungamento della figura e l’eleganza tardogotica rimandano all’eclettico clima lombardo del primo Quattrocento. In linea con la tradizione lombarda è anche la punzonatura sul fondo, con un motivo a losanghe che inquadra corolle di fiori stilizzati.
Pittore lombardo Attivo i primi due decenni del XV secolo Sant’Ambrogio, Tempera su tavola, cm 76 x 24 La tavola con Sant’Ambrogio è parte di una serie di 4 pannelli, simili per dimensioni, stile e punzonature, che costituivano gli scomparti laterali di un polittico smembrato. La presenza di Ambrogio, raffigurato in abito vescovile con il flagello simbolo della lotta contro gli ariani, farebbe pensare alla provenienza da una chiesa della Diocesi milanese. L’intento di caratterizzare individualmente il volto, i valori lineari degli orli delle vesti, l’allungamento della figura e l’eleganza tardogotica rimandano all’eclettico clima lombardo del primo Quattrocento. In linea con la tradizione lombarda è anche la punzonatura sul fondo, con un motivo a losanghe che inquadra corolle di fiori stilizzati.
Lazzaro Bastiani Venezia 1430 ca. – 1512 Santa Caterina d’Alessandria Tempera su tavola, cm 32,1 x 28,7 La tavoletta, insieme al San Gerolamo con una monaca della stessa collezione, faceva parte con ogni probabilità di un paliotto, purtroppo difficile da ricostruire. Santa Caterina, con un abito di broccato ed un ampio mantello, con la ruota e la palma del martirio è raffigurata in una loggia con sottili pilastrini poggianti su un parapetto in muratura; alle sue spalle si sviluppa un paesaggio su sfondo dorato con una collina e un albero in mezzo alla pianura. La condotta pittorica è molto precisa e caratterizzata da una vibrante freschezza; l’arcaicizzante fondo oro ben si armonizza con notazioni naturalistiche di sapore belliniano nella descrizione del paesaggio. L’opera è databile alla seconda metà del settimo decennio del Quattrocento.
Lazzaro Bastiani Venezia 1430 ca. – 1512 Santa Caterina d’Alessandria Tempera su tavola, cm 32,1 x 28,7 La tavoletta, insieme al San Gerolamo con una monaca della stessa collezione, faceva parte con ogni probabilità di un paliotto, purtroppo difficile da ricostruire. Santa Caterina, con un abito di broccato ed un ampio mantello, con la ruota e la palma del martirio è raffigurata in una loggia con sottili pilastrini poggianti su un parapetto in muratura; alle sue spalle si sviluppa un paesaggio su sfondo dorato con una collina e un albero in mezzo alla pianura. La condotta pittorica è molto precisa e caratterizzata da una vibrante freschezza; l’arcaicizzante fondo oro ben si armonizza con notazioni naturalistiche di sapore belliniano nella descrizione del paesaggio. L’opera è databile alla seconda metà del settimo decennio del Quattrocento.