Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera
Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera

Treasure of Saint Nazarus

In 2007, the Carlo Maria Martini Diocesan Museum decided to install a precious showcase, designed by Architect Antonio Piva and manufactured by Sandro Goppion’s Laboratorio museotecnico, intended to house the works originally from the Basilica of Santi Apostoli and Nazaro Maggiore – the ancient Basilica Apostolorum wished for by Saint Ambrose himself in the 4th century. This group of ancient masterpieces, currently on loan to the Museum, comprises the Capsella di San Nazaro (a silver reliquary) and the shrine of Manlia Dedalia, both dating back to the mid-4th century and commissioned by Saint Ambrose himself. These are joined by two liturgical vessels decorated with Limoges enamel, precious testimonies of the faith of the city of Milan during the 12th and 13th century. The brilliant quality of these works reveals their great historical value, as well as an extraordinary artistic perfection and unexpectedly deep symbolical meaning linked to the faith of those who commissioned, manufactured and used them as sacred objects.

Incisore della metà del IV sec d.C. Capsella di San Nazaro Argento sbalzato con dorature, cm 20,5 x 20,5 x 20,6 La capsella, datata alla metà del IV secolo, fu utilizzata da Ambrogio per contenere le reliquie di alcuni Apostoli inviate da Roma per consacrare la Basilica Apostolorum (l’attuale basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore) fondata dallo stesso vescovo. Fu ritrovata nel 1578 sotto l’altare maggiore della basilica da san Carlo Borromeo e l’anno seguente venne nuovamente murata in chiesa. Sarà definitivamente rinvenuta nel 1894; depositata nel 1964 nel Tesoro del Duomo di Milano, passa al Museo Diocesano Carlo Maria Martini nel 2004. La capsella in argento è decorata con rilievi a sbalzo di altissima qualità, la cui iconografia è ancora in parte da chiarire: sul fronte è raffigurata la Madonna in trono col Bambino e due offerenti che porgono loro piatti vuoti. Sul lato destro c’è il Giudizio di Salomone, mentre sul lato opposto appare una scena di Giudizio variamente interpretata, come Giuseppe che giudica i suoi fratelli oppure come il Giudizio di due martiri romani, o ancora come Daniele che giudica i vecchi che hanno insidiato Susanna. Sull’ultimo lato sono raffigurati quattro giovani stanti, interpretati come i Tre ebrei nella fornace salvati dall’Angelo, oppure come i Magi condotti dall’Angelo lontano da Erode o ancora come i Pastori che ricevono l’annuncio della nascita di Gesù. Infine sul coperchio viene raffigurato Cristo in trono tra gli apostoli con ai piedi anfore e panieri a ricordo dei miracoli delle Nozze di Cana e della moltiplicazione dei pani, con esplicito riferimento al tema comune della rivelazione di Cristo.
Incisore della metà del IV sec d.C. Capsella di San Nazaro Argento sbalzato con dorature, cm 20,5 x 20,5 x 20,6 La capsella, datata alla metà del IV secolo, fu utilizzata da Ambrogio per contenere le reliquie di alcuni Apostoli inviate da Roma per consacrare la Basilica Apostolorum (l’attuale basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore) fondata dallo stesso vescovo. Fu ritrovata nel 1578 sotto l’altare maggiore della basilica da san Carlo Borromeo e l’anno seguente venne nuovamente murata in chiesa. Sarà definitivamente rinvenuta nel 1894; depositata nel 1964 nel Tesoro del Duomo di Milano, passa al Museo Diocesano Carlo Maria Martini nel 2004. La capsella in argento è decorata con rilievi a sbalzo di altissima qualità, la cui iconografia è ancora in parte da chiarire: sul fronte è raffigurata la Madonna in trono col Bambino e due offerenti che porgono loro piatti vuoti. Sul lato destro c’è il Giudizio di Salomone, mentre sul lato opposto appare una scena di Giudizio variamente interpretata, come Giuseppe che giudica i suoi fratelli oppure come il Giudizio di due martiri romani, o ancora come Daniele che giudica i vecchi che hanno insidiato Susanna. Sull’ultimo lato sono raffigurati quattro giovani stanti, interpretati come i Tre ebrei nella fornace salvati dall’Angelo, oppure come i Magi condotti dall’Angelo lontano da Erode o ancora come i Pastori che ricevono l’annuncio della nascita di Gesù. Infine sul coperchio viene raffigurato Cristo in trono tra gli apostoli con ai piedi anfore e panieri a ricordo dei miracoli delle Nozze di Cana e della moltiplicazione dei pani, con esplicito riferimento al tema comune della rivelazione di Cristo.
Bottega tardoantica Seconda metà del IV secolo d.C. Teca di Manlia Dedalia Argento in lastra inciso con dorature, cm 6,8 x 7,7 La teca, proveniente dalla basilica milanese dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore, venne alla luce nel 1578 nel corso dello smantellamento dell’altare maggiore della basilica, all’interno della cassetta argentea oggi nominata Capsella di San Nazaro. Il contenitore sferico è costituito da due parti uguali, realizzate in una spessa lastra d’argento lavorata a sbalzo. Le due metà sono unite da una cerniera e si chiudono a incastro, fissate con un sistema a baionetta. La decorazione, assai sobria, è limitata ai poli dei due emisferi. Al centro di ognuno di essi è un chrismon attorno al quale si trova l’iscrizione latina: Dedalia vivas sulla valva inferiore; in Cristo sulla superiore.  La probabile funzione primaria dell’oggetto, dato anche il notevole grado di usura, è che esso sia a lungo appartenuto come reliquiario personale a Manlia Dedalia, ricca aristocratica contemporanea di Ambrogio che si dedicò a vita virginale e consacrata. Da un certo momento in poi reliquiario e reliquia smettono di essere una sua proprietà e vengono collocati sotto l’altare maggiore della basilica Apostolorum.
Bottega tardoantica Seconda metà del IV secolo d.C. Teca di Manlia Dedalia Argento in lastra inciso con dorature, cm 6,8 x 7,7 La teca, proveniente dalla basilica milanese dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore, venne alla luce nel 1578 nel corso dello smantellamento dell’altare maggiore della basilica, all’interno della cassetta argentea oggi nominata Capsella di San Nazaro. Il contenitore sferico è costituito da due parti uguali, realizzate in una spessa lastra d’argento lavorata a sbalzo. Le due metà sono unite da una cerniera e si chiudono a incastro, fissate con un sistema a baionetta. La decorazione, assai sobria, è limitata ai poli dei due emisferi. Al centro di ognuno di essi è un chrismon attorno al quale si trova l’iscrizione latina: Dedalia vivas sulla valva inferiore; in Cristo sulla superiore.  La probabile funzione primaria dell’oggetto, dato anche il notevole grado di usura, è che esso sia a lungo appartenuto come reliquiario personale a Manlia Dedalia, ricca aristocratica contemporanea di Ambrogio che si dedicò a vita virginale e consacrata. Da un certo momento in poi reliquiario e reliquia smettono di essere una sua proprietà e vengono collocati sotto l’altare maggiore della basilica Apostolorum.
Bottega limosina (?), bottega milanese (?) Fine del secondo decennio del XIII secolo; inserti del XVIII secolo Colomba eucaristica Smalti champlevés su lamine di rame dorato, metallo (ottone?), cm 16,3 x 6,5 x 15,9 Questo splendido oggetto, un vaso sacro a forma di colomba, allusiva rappresentazione dello Spirito Santo, nasce con la funzione di raccogliere le ostie consacrate. Il capo e il corpo sono formati da due lastre di rame sagomate, connesse, dorate e completate da sottili incisioni; sul dorso vi è una cavità, chiusa da un coperchio, in cui si inserivano le ostie. Le ali e la coda sono in smalto champlevé. L’uso di oggetti di questo tipo, già testimoniato con sicurezza intorno al Mille, appare più diffuso nel corso del XII secolo e trova il suo culmine all’inizio del XIII, in seguito alla promulgazione della dottrina della transustanziazione da parte di Innocenzo III. Proveniente dalla basilica di San Nazaro, dove era sospesa sopra l’altare di San Pietro come attesta un documento del 1828; depositata nel 1964 nel Tesoro del Duomo di Milano, passa al Museo Diocesano Carlo Maria Martini nel 2007.
Bottega limosina (?), bottega milanese (?) Fine del secondo decennio del XIII secolo; inserti del XVIII secolo Colomba eucaristica Smalti champlevés su lamine di rame dorato, metallo (ottone?), cm 16,3 x 6,5 x 15,9 Questo splendido oggetto, un vaso sacro a forma di colomba, allusiva rappresentazione dello Spirito Santo, nasce con la funzione di raccogliere le ostie consacrate. Il capo e il corpo sono formati da due lastre di rame sagomate, connesse, dorate e completate da sottili incisioni; sul dorso vi è una cavità, chiusa da un coperchio, in cui si inserivano le ostie. Le ali e la coda sono in smalto champlevé. L’uso di oggetti di questo tipo, già testimoniato con sicurezza intorno al Mille, appare più diffuso nel corso del XII secolo e trova il suo culmine all’inizio del XIII, in seguito alla promulgazione della dottrina della transustanziazione da parte di Innocenzo III. Proveniente dalla basilica di San Nazaro, dove era sospesa sopra l’altare di San Pietro come attesta un documento del 1828; depositata nel 1964 nel Tesoro del Duomo di Milano, passa al Museo Diocesano Carlo Maria Martini nel 2007.