Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera
Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera

Arredo liturgico

Dal territorio della Diocesi ambrosiana provengono tutti i pezzi raccolti nella sezione dedicata all’oreficeria e all’arredo liturgico, allestiti nella zona ipogea dell’edificio: l’oreficeria lombarda, particolarmente quella milanese, si è da sempre distinta per l’alta qualità dei suoi prodotti e già a partire dall’epoca dei Visconti e fino al XX secolo le botteghe di Milano si configurano infatti come polo di riferimento internazionale.
Fra le opere più importanti spiccano una serie di croci astili quattro e cinquecentesche, l’anfora e il bacile realizzati  intorno al 1570 dall’orafo originario di Vienna ma attivo a Norimberga Wenzel Jamnitzer, oltre a numerosi reliquari e ostensori di tipologie e epoche differenti.
Sono qui presentate solamente le opere esposte nelle sale del museo, ordinate cronologicamente.

Artigiano lombardo (VI secolo), Capsella, Argento ?, 5,4 x 14,6 x 5 cm, Inv. MD 2001.064.003 La capsella, di forma ellittica e realizzata con una lamina sottilissima, è composta da un contenitore decorato da semplici cordonature lisce, che corrono poco sopra la base e sotto al coperchio a doppio spiovente. Proveniente dalla chiesa dei santi Vito e Modesto di Civate (LC), il manufatto è stato rinvenuto durante i restauri ottocenteschi nella chiesa di San Pietro al Monte sopra Civate, sua ubicazione originaria. La struttura e la semplice decorazione fanno di questa capsella una versione semplificata di una serie di reliquari argentei figurati databili fra il IV e il VI secolo.

Artigiano lombardo (VI secolo), Capsella, Argento ?, 5,4 x 14,6 x 5 cm, Inv. MD 2001.064.003 La capsella, di forma ellittica e realizzata con una lamina sottilissima, è composta da un contenitore decorato da semplici cordonature lisce, che corrono poco sopra la base e sotto al coperchio a doppio spiovente. Proveniente dalla chiesa dei santi Vito e Modesto di Civate (LC), il manufatto è stato rinvenuto durante i restauri ottocenteschi nella chiesa di San Pietro al Monte sopra Civate, sua ubicazione originaria. La struttura e la semplice decorazione fanno di questa capsella una versione semplificata di una serie di reliquari argentei figurati databili fra il IV e il VI secolo.

Artigiano lombardo (VI secolo), Capsella, Pietra calcarea, 11,8 x 14,3 x 17,4 cm, Inv. MD 2001.064.001 Il manufatto proviene dalla chiesa dei Santi Vito e Modesto a Civate (LC), in precedenza dalla chiesa di San Calocero e da quella di San Pietro al Monte, sempre a Civate, sua ubicazione originaria. E’ costituito da un contenitore a forma di parallelepipedo chiuso da un coperchio scorrevole che si infila in una doppia scanalatura che corre su tre lati. La semplice decorazione è limitata al lato frontale: sul coperchio a doppio spiovente appare una croce greca con una foglia d’edera che tocca le braccia della croce stessa, mentre sulla cassetta è raffigurata una croce latina. Rinvenuta durante i restauri ottocenteschi di San Pietro al Monte, murata in una lunetta sopra una porta, al suo interno conteneva la capsella ellittica argentea (vedi scheda precedente, inv. MD 2001.064.003). La forma del manufatto riprende in scala ridotta e in maniera semplificata quella dei sarcofagi a doppio spiovente.

Artigiano lombardo (VI secolo), Capsella, Pietra calcarea, 11,8 x 14,3 x 17,4 cm, Inv. MD 2001.064.001 Il manufatto proviene dalla chiesa dei Santi Vito e Modesto a Civate (LC), in precedenza dalla chiesa di San Calocero e da quella di San Pietro al Monte, sempre a Civate, sua ubicazione originaria. E’ costituito da un contenitore a forma di parallelepipedo chiuso da un coperchio scorrevole che si infila in una doppia scanalatura che corre su tre lati. La semplice decorazione è limitata al lato frontale: sul coperchio a doppio spiovente appare una croce greca con una foglia d’edera che tocca le braccia della croce stessa, mentre sulla cassetta è raffigurata una croce latina. Rinvenuta durante i restauri ottocenteschi di San Pietro al Monte, murata in una lunetta sopra una porta, al suo interno conteneva la capsella ellittica argentea (vedi scheda precedente, inv. MD 2001.064.003). La forma del manufatto riprende in scala ridotta e in maniera semplificata quella dei sarcofagi a doppio spiovente.

Bottega lombarda (fine XI secolo), Capsella reliquiario, Stucco, 6 x 13,6 x 8,6 cm, Inv. MD 2001.064.002 La capsella fu rinvenuta durante i restauri ottocenteschi nella chiesa abbaziale di San Pietro al Monte, sopra Civate (LC), murata in una delle due nicchie sopra il portale sud, dove fu occultata all’inizio del XVI secolo. Dopo il ritrovamento fu spostata nella chiesa di San Calocero, poi nella parrocchiale dei Santi Vito e Modesto per pervenire infine al Museo Diocesano nel 2001. Di forma parallelepipeda, con coperchio che s’inserisce a slitta su uno dei capi, presenta le superfici esterne decorate con un elegante ornato floreale di gusto classicheggiante. Su uno dei lati minori è ricavato un tondo con un busto di uomo paludato, che presenta una plasticità nella resa e una struttura nell’insieme classicheggiante. Il manufatto è databile alla fine dell’XI secolo in base ai puntuali confronti con gli stucchi della chiesa di San Pietro al Monte.

Bottega lombarda (fine XI secolo), Capsella reliquiario, Stucco, 6 x 13,6 x 8,6 cm, Inv. MD 2001.064.002 La capsella fu rinvenuta durante i restauri ottocenteschi nella chiesa abbaziale di San Pietro al Monte, sopra Civate (LC), murata in una delle due nicchie sopra il portale sud, dove fu occultata all’inizio del XVI secolo. Dopo il ritrovamento fu spostata nella chiesa di San Calocero, poi nella parrocchiale dei Santi Vito e Modesto per pervenire infine al Museo Diocesano nel 2001. Di forma parallelepipeda, con coperchio che s’inserisce a slitta su uno dei capi, presenta le superfici esterne decorate con un elegante ornato floreale di gusto classicheggiante. Su uno dei lati minori è ricavato un tondo con un busto di uomo paludato, che presenta una plasticità nella resa e una struttura nell’insieme classicheggiante. Il manufatto è databile alla fine dell’XI secolo in base ai puntuali confronti con gli stucchi della chiesa di San Pietro al Monte.

Bottega lombarda ? (XV/XX secolo), Croce astile, Lamina di rame sbalzata, cesellata e dorata su anima di legno (ridorata), metallo a fusione dorato, 80x 41,5×11 cm, Inv. MD 2002.099.002 Proveniente dalla chiesa di Sant’Andrea a Pagnona (LC), la croce, finemente decorata, è stata rimaneggiata nel corso del XX secolo. I bracci, di modeste dimensioni, sono impreziositi da una serie di sferule applicate, entrambe le facce sono decorate da un motivo a racemi sinuosi su sfondo punzonato. Sul recto Cristo crocifisso è affiancato da Maria e Giovanni, da un angelo in alto e dalla Maddalena in basso; il verso invece riporta su due terminali i simboli degli Evangelisti Marco e Giovanni, in alto il busto di Matteo mentre in basso appare un santo; al centro la figura di Dio Padre benedicente.

Bottega lombarda ? (XV/XX secolo), Croce astile, Lamina di rame sbalzata, cesellata e dorata su anima di legno (ridorata), metallo a fusione dorato, 80x 41,5×11 cm, Inv. MD 2002.099.002 Proveniente dalla chiesa di Sant’Andrea a Pagnona (LC), la croce, finemente decorata, è stata rimaneggiata nel corso del XX secolo. I bracci, di modeste dimensioni, sono impreziositi da una serie di sferule applicate, entrambe le facce sono decorate da un motivo a racemi sinuosi su sfondo punzonato. Sul recto Cristo crocifisso è affiancato da Maria e Giovanni, da un angelo in alto e dalla Maddalena in basso; il verso invece riporta su due terminali i simboli degli Evangelisti Marco e Giovanni, in alto il busto di Matteo mentre in basso appare un santo; al centro la figura di Dio Padre benedicente.

Bottega lombarda (comasca?) (XVsecolo), Croce astile, Lamina di rame sbalzata, cesellata e dorata su anima di legno, metallo a fusione dorato, 55×29,5×10 cm, Inv. MD 2002.103.001 Proveniente dalla chiesa di Sant’Alessandro a Barzio (LC), presenta una struttura a croce latina, con i bracci dai profili taglienti e terminali polilobati. Sul fronte appare la figura di Cristo, mentre nelle formelle sbalzate si notano a destra Maria, a sinistra Giovanni, in alto Sant’Antonio e, infine, in basso San Giorgio; sul recto è rappresentato Dio Padre tra i simboli degli Evangelisti Giovanni, Marco e Matteo e la Maddalena. L’opera rientra nel vasto repertorio di croci astili lombarde quattrocentesche caratterizzate da questo tipo di struttura e di decorazione.

Bottega lombarda (comasca?) (XVsecolo), Croce astile, Lamina di rame sbalzata, cesellata e dorata su anima di legno, metallo a fusione dorato, 55×29,5×10 cm, Inv. MD 2002.103.001 Proveniente dalla chiesa di Sant’Alessandro a Barzio (LC), presenta una struttura a croce latina, con i bracci dai profili taglienti e terminali polilobati. Sul fronte appare la figura di Cristo, mentre nelle formelle sbalzate si notano a destra Maria, a sinistra Giovanni, in alto Sant’Antonio e, infine, in basso San Giorgio; sul recto è rappresentato Dio Padre tra i simboli degli Evangelisti Giovanni, Marco e Matteo e la Maddalena. L’opera rientra nel vasto repertorio di croci astili lombarde quattrocentesche caratterizzate da questo tipo di struttura e di decorazione.

Bottega lombarda (XV sec. ?, XX sec.,base e applicazioni), Croce da altare (già croce astile), Lamina di metallo sbalzata, cesellata e dorata su anima di legno, metallo a fusione dorato, gemme di vetro in castone, 90 x 43 x 25 cm, Inv. MD 2001.043.001 Proveniente dalla chiesa dei Santi Giuseppe e Fiorano a Verderio Superiore (LC), la croce rientra nella tipologia diffusa in area comasca, caratterizzata dal motivo decorativo a rombi sui bracci, da una tabella ellittica nello sfondo e dalla crocetta dietro il Crocifisso. In origine era probabilmente una croce astile, in seguito rimaneggiata con l’aggiunta di una base per potere essere utilizzata come croce da altare; probabilmente in quella stessa occasione, sono stati anche aggiunti anche i castoni con le gemme in vetro.

Bottega lombarda (XV sec. ?, XX sec.,base e applicazioni), Croce da altare (già croce astile), Lamina di metallo sbalzata, cesellata e dorata su anima di legno, metallo a fusione dorato, gemme di vetro in castone, 90 x 43 x 25 cm, Inv. MD 2001.043.001 Proveniente dalla chiesa dei Santi Giuseppe e Fiorano a Verderio Superiore (LC), la croce rientra nella tipologia diffusa in area comasca, caratterizzata dal motivo decorativo a rombi sui bracci, da una tabella ellittica nello sfondo e dalla crocetta dietro il Crocifisso. In origine era probabilmente una croce astile, in seguito rimaneggiata con l’aggiunta di una base per potere essere utilizzata come croce da altare; probabilmente in quella stessa occasione, sono stati anche aggiunti anche i castoni con le gemme in vetro.

Bottega lombarda (comasca?) (XV secolo), Croce astile, Lamina di metallo sbalzata, cesellata, dorata galvanicamente su anima di legno, metallo a fusione e dorato, 60 x 29,5×10 cm, Inv. MD 2001.038.001 Proveniente dalla chiesa di Sant’Ambrogio a Cinisello Balsamo (MI) e databile intorno al 1400, è caratterizzata da bracci con rialzi nei profili, terminali polilobati e una tabella ellittica all’incrocio, rientrando così nella tipologia di croce astile diffusa in area comasca, benché il motivo decorativo delle lamine non sia quello caratteristico a rombi, ma la variante con racemi incisi punzonati. Degna di nota, sul recto, la figura di Cristo al centro che ha come riferimento un modello arcaico.

Bottega lombarda (comasca?) (XV secolo), Croce astile, Lamina di metallo sbalzata, cesellata, dorata galvanicamente su anima di legno, metallo a fusione e dorato, 60 x 29,5×10 cm, Inv. MD 2001.038.001 Proveniente dalla chiesa di Sant’Ambrogio a Cinisello Balsamo (MI) e databile intorno al 1400, è caratterizzata da bracci con rialzi nei profili, terminali polilobati e una tabella ellittica all’incrocio, rientrando così nella tipologia di croce astile diffusa in area comasca, benché il motivo decorativo delle lamine non sia quello caratteristico a rombi, ma la variante con racemi incisi punzonati. Degna di nota, sul recto, la figura di Cristo al centro che ha come riferimento un modello arcaico.

Bottega lombarda ? (XV secolo), Croce astile, Lamina di rame sbalzata e cesellata, argentata su anima di legno, 72,5x 34×12 cm, Inv. MD 2001.028.001 Proveniente dalla chiesa dei Santi Michele e Biagio a Cantù (CO), presenta bracci con profili movimentati da lobature e lamine decorate da nastri vegetali. Sul recto, al centro, è applicata la figura di Cristo, affiancata da due santi; sul verso, al centro, è raffigurato Dio Padre circondato dagli Evangelisti. La sagoma della croce, con bracci robusti e mossi e il tipo di modellato delle figure fanno pensare ad una datazione quattrocentesca.

Bottega lombarda ? (XV secolo), Croce astile, Lamina di rame sbalzata e cesellata, argentata su anima di legno, 72,5x 34×12 cm, Inv. MD 2001.028.001 Proveniente dalla chiesa dei Santi Michele e Biagio a Cantù (CO), presenta bracci con profili movimentati da lobature e lamine decorate da nastri vegetali. Sul recto, al centro, è applicata la figura di Cristo, affiancata da due santi; sul verso, al centro, è raffigurato Dio Padre circondato dagli Evangelisti. La sagoma della croce, con bracci robusti e mossi e il tipo di modellato delle figure fanno pensare ad una datazione quattrocentesca.

Bottega lombarda (Milano? ), 1474, Calice, Lamina metallica sbalzata e cesellata, dorata, tondi d’argento al nodo, 18 x 13,6 Ø cm, Inv. MD 2001.042.001 Il calice presenta la morfologia tipica dei calici lombardi: il piede è esalobato ad arco inflesso, decorato lungo il gradino con motivi geometrici; le specchiature presentano racemi stilizzati e scudetti sagomati alternati a croci con la scritta ‘Jesus’; il fusto è a sezione esagonale, nodo a cipolla, con inseriti bottoni d’argento figurati. L’opera, in origine nella chiesa di Sant’Anna a Birago-Lentate sul Seveso (MI), è datata al 1474, come si legge dall’incisione presente sotto il piede.

Bottega lombarda (Milano? ), 1474, Calice, Lamina metallica sbalzata e cesellata, dorata, tondi d’argento al nodo, 18 x 13,6 Ø cm, Inv. MD 2001.042.001 Il calice presenta la morfologia tipica dei calici lombardi: il piede è esalobato ad arco inflesso, decorato lungo il gradino con motivi geometrici; le specchiature presentano racemi stilizzati e scudetti sagomati alternati a croci con la scritta ‘Jesus’; il fusto è a sezione esagonale, nodo a cipolla, con inseriti bottoni d’argento figurati. L’opera, in origine nella chiesa di Sant’Anna a Birago-Lentate sul Seveso (MI), è datata al 1474, come si legge dall’incisione presente sotto il piede.

Bottega lombarda (Milano?) fine del XV secolo, Calice, Metallo a fusione, cesellato e dorato, 19,5 x 14,5 cm, Inv. MD 2002.108.001 L’opera, proveniente dalla chiesa di San Lorenzo a di Noceno di Vendrogno (LC), presenta un piede esalobato ad arco inflesso, con la fascia del gradino decorata da motivi romboidali; le specchiature recano inciso il trigramma cristologico IHS, ripetuto poi nei tondi del nodo. Coppa e sottocoppa sono moderni.

Bottega lombarda (Milano?) fine del XV secolo, Calice, Metallo a fusione, cesellato e dorato, 19,5 x 14,5 cm, Inv. MD 2002.108.001 L’opera, proveniente dalla chiesa di San Lorenzo a di Noceno di Vendrogno (LC), presenta un piede esalobato ad arco inflesso, con la fascia del gradino decorata da motivi romboidali; le specchiature recano inciso il trigramma cristologico IHS, ripetuto poi nei tondi del nodo. Coppa e sottocoppa sono moderni.

Bottega toscana (terzo quarto XV secolo; rimaneggiamenti moderni), Calice, Lamina metallica dorata e argento, sbalzati e incisi, resti di smalto nei tondi al nodo, tracce di doratura galvanica, 23 x 13 Ø cm, Inv. MD 2001.037.001 Il calice presenta un piede mistilineo a sei lobi; le specchiature sono caratterizzate da motivi fogliacei incisi. Il fusto, a sezione esagonale, è interrotto dal nodo principale, in cui sono inseriti medaglioni tondeggianti con tracce di smalto blu. Proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista di Buccinasco-Romano Banco (MI), è stato precedentemente riferito ad area lombarda, mentre va riportato all’area toscana, dove fin dal Trecento è attestata la tipologia di calice a pianta mistilinea esagonale, con inserimento di smalti nel nodo, come in questo caso.

Bottega toscana (terzo quarto XV secolo; rimaneggiamenti moderni), Calice, Lamina metallica dorata e argento, sbalzati e incisi, resti di smalto nei tondi al nodo, tracce di doratura galvanica, 23 x 13 Ø cm, Inv. MD 2001.037.001 Il calice presenta un piede mistilineo a sei lobi; le specchiature sono caratterizzate da motivi fogliacei incisi. Il fusto, a sezione esagonale, è interrotto dal nodo principale, in cui sono inseriti medaglioni tondeggianti con tracce di smalto blu. Proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista di Buccinasco-Romano Banco (MI), è stato precedentemente riferito ad area lombarda, mentre va riportato all’area toscana, dove fin dal Trecento è attestata la tipologia di calice a pianta mistilinea esagonale, con inserimento di smalti nel nodo, come in questo caso.

Bottega lombarda (?) (fine del XV secolo, rimaneggiamenti del XVIII-XIX secolo), Croce d’altare (già croce astile), Lamina di rame sbalzata, cesellata e dorata su anima in legno, metallo a fusione dorato, 93,5 x 28×28 cm, Inv. MD 2001.055.001 Proveniente dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Cantù-Vighizzolo (CO), questo esemplare rientra nella tiplogia delle croci astili lombarde quattrocentesche, nella variante con i bracci decorati da racemi stilizzati, prodotte in un’area fra Como e Lecco. Presenta i bracci con profili a rialzi appuntiti, una tabella ellittica all’incrocio e terminali mistilinei. Sul recto è raffigurato Cristo crocifisso circondato da Maria, Giovanni e Santi, sul verso Dio Padre fra gli Evangelisti. La trasformazione in croce d’altare deve essere avvenuta nel corso del Settecento, con l’abbinamento a una base di gusto baroccheggiante e l’aggiunta sul nodo sferico delle due teste di cherubini sporgenti. Le testine dorate sulla base sono invece un’aggiunta ottocentesca.

Bottega lombarda (?) (fine del XV secolo, rimaneggiamenti del XVIII-XIX secolo), Croce d’altare (già croce astile), Lamina di rame sbalzata, cesellata e dorata su anima in legno, metallo a fusione dorato, 93,5 x 28×28 cm, Inv. MD 2001.055.001 Proveniente dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Cantù-Vighizzolo (CO), questo esemplare rientra nella tiplogia delle croci astili lombarde quattrocentesche, nella variante con i bracci decorati da racemi stilizzati, prodotte in un’area fra Como e Lecco. Presenta i bracci con profili a rialzi appuntiti, una tabella ellittica all’incrocio e terminali mistilinei. Sul recto è raffigurato Cristo crocifisso circondato da Maria, Giovanni e Santi, sul verso Dio Padre fra gli Evangelisti. La trasformazione in croce d’altare deve essere avvenuta nel corso del Settecento, con l’abbinamento a una base di gusto baroccheggiante e l’aggiunta sul nodo sferico delle due teste di cherubini sporgenti. Le testine dorate sulla base sono invece un’aggiunta ottocentesca.

Bottega tedesca (?) ( XV-XVI secolo), Piatto per elemosine, Metallo sbalzato (ottone) e argentato, 42 Ø cm, Inv. MD 2001.097.006a, Proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano il piatto, dalla forma circolare, presenta un cavetto ricoperto con foglie sbalzate disposte a raggiera, inserite in una doppia corona circolare concentrica entro cui corrono iscrizioni ormai consunte. Rientra nella tipologia dei bacili realizzati con lamina di ottone martellato, decorati da rigogliose foglie ricurve e motivi sbalzati, rifiniti a punzone, con iscrizioni in caratteri goticheggianti, utilizzate semplicemente come elemento decorativo. Impiegati per raccogliere le offerte, ma anche per contenere l’acqua santa. Si tratta di opere realizzate in serie o fra XV e XVI secolo, ricavandole da un’apposita forma di ferro: la produzione nasce in ambito nordico, ma si diffonde anche in Italia.

Bottega tedesca (?) ( XV-XVI secolo), Piatto per elemosine, Metallo sbalzato (ottone) e argentato, 42 Ø cm, Inv. MD 2001.097.006a, Proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano il piatto, dalla forma circolare, presenta un cavetto ricoperto con foglie sbalzate disposte a raggiera, inserite in una doppia corona circolare concentrica entro cui corrono iscrizioni ormai consunte. Rientra nella tipologia dei bacili realizzati con lamina di ottone martellato, decorati da rigogliose foglie ricurve e motivi sbalzati, rifiniti a punzone, con iscrizioni in caratteri goticheggianti, utilizzate semplicemente come elemento decorativo. Impiegati per raccogliere le offerte, ma anche per contenere l’acqua santa. Si tratta di opere realizzate in serie o fra XV e XVI secolo, ricavandole da un’apposita forma di ferro: la produzione nasce in ambito nordico, ma si diffonde anche in Italia.

Bottega tedesca (?) (XV-XVI secolo), Piatto per elemosine, Metallo sbalzato (ottone) e argentato, 42 Ø cm, Inv. MD 2001.097.006b Come il piatto della scheda precedente (inv. MD 2001.097.006 a), proviene dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano e rientra nella medesima tipologia. Presenta un motivo centrale a foglie rigonfie, con punzoni decorativi sul bordo. Ottenuto a fusione e rifinito a freddo, il piatto mostra un foro sulla tesa, forse per poterlo appendere.

Bottega tedesca (?) (XV-XVI secolo), Piatto per elemosine, Metallo sbalzato (ottone) e argentato, 42 Ø cm, Inv. MD 2001.097.006b Come il piatto della scheda precedente (inv. MD 2001.097.006 a), proviene dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano e rientra nella medesima tipologia. Presenta un motivo centrale a foglie rigonfie, con punzoni decorativi sul bordo. Ottenuto a fusione e rifinito a freddo, il piatto mostra un foro sulla tesa, forse per poterlo appendere.

Bottega lombarda ? (XV-XVI secolo; XX secolo), Croce astile, Lamina d’argento incisa su anima di legno, applicazioni in metallo dorato a fusione, 85 x 77 cm, Inv. MD 2001.047.002 In forma di croce greca con bracci trapezoidali, l’opera proviene dalla basilica milanese di Santa Maria della Passione; le superfici metalliche sono percorse da un fitto decoro inciso, con racemi vegetali stilizzati, intervallati da medaglioni; il medaglione all’incrocio dei bracci presenta incisioni raggiate. Sui tondi mediani sono fissate con chiodini le raffigurazioni a rilievo dorate di Maria, della Maddalena e del pellicano; sul retro si notano invece il Pantocrator fra il Battista e ancora la Maddalena, con un santo non identificato. Probabilmente queste parti figurate, così come il Crocifisso al centro del recto sono state aggiunte in un secondo momento. La tipologia di croce con bracci trapezoidali è tipica dell’area lombarda fra Quattrocento e Cinquecento.

Bottega lombarda ? (XV-XVI secolo; XX secolo), Croce astile, Lamina d’argento incisa su anima di legno, applicazioni in metallo dorato a fusione, 85 x 77 cm, Inv. MD 2001.047.002 In forma di croce greca con bracci trapezoidali, l’opera proviene dalla basilica milanese di Santa Maria della Passione; le superfici metalliche sono percorse da un fitto decoro inciso, con racemi vegetali stilizzati, intervallati da medaglioni; il medaglione all’incrocio dei bracci presenta incisioni raggiate. Sui tondi mediani sono fissate con chiodini le raffigurazioni a rilievo dorate di Maria, della Maddalena e del pellicano; sul retro si notano invece il Pantocrator fra il Battista e ancora la Maddalena, con un santo non identificato. Probabilmente queste parti figurate, così come il Crocifisso al centro del recto sono state aggiunte in un secondo momento. La tipologia di croce con bracci trapezoidali è tipica dell’area lombarda fra Quattrocento e Cinquecento.

Bottega “dei temi morali e d’amore” (Italia nord-orientale; Venezia, Padova o Ferrara, inizi del XVI secolo), Capsella, Legno (pioppo?) con decoro in pastiglia, parzialmente dorato, 11 x 16 x 11 cm, Inv. MD 2001.075.001 Retta da quattro piedi, la capsella presenta sulle quattro facce raffigurazioni a rilievo a pastiglia: sul fronte appaiono i santi Nazaro e Celso, sul retro san Giorgio e il drago, sui lati minori Debora e Giuditta. Le figure si stagliano sul fondo, in origine completamente coperto di foglia d’oro, in gran parte perduta. Il coperchio è ornato da un festone a rilevo lungo il bordo mentre sul piano appaiono due delfini, una falce di luna e un elemento cuoriforme. Proprio le due scene dei lati principali fanno ipotizzare che sia stata eseguita per la chiesa dei Santi Giorgio, Nazaro e Celso a Bellano (LC), dalla quale proviene E’ da ritenersi parte di un gruppo di analoghe cassette assegnate alla cosiddetta bottega “dei temi morali e d’amore”, attiva a Venezia fra il 1503 e il 1530, ma anche a Padova o Ferrara agli inizi del XVI secolo: tutti i cofanetti sono caratterizzati da decorazioni in pastiglia modellata con stampi con scene tratte dalla mitologia, dalla Bibbia o dalla storia antica, eseguite con ripetitività di schemi e soluzioni e incollate sul supporto ligneo.

Bottega “dei temi morali e d’amore” (Italia nord-orientale; Venezia, Padova o Ferrara, inizi del XVI secolo), Capsella, Legno (pioppo?) con decoro in pastiglia, parzialmente dorato, 11 x 16 x 11 cm, Inv. MD 2001.075.001 Retta da quattro piedi, la capsella presenta sulle quattro facce raffigurazioni a rilievo a pastiglia: sul fronte appaiono i santi Nazaro e Celso, sul retro san Giorgio e il drago, sui lati minori Debora e Giuditta. Le figure si stagliano sul fondo, in origine completamente coperto di foglia d’oro, in gran parte perduta. Il coperchio è ornato da un festone a rilevo lungo il bordo mentre sul piano appaiono due delfini, una falce di luna e un elemento cuoriforme. Proprio le due scene dei lati principali fanno ipotizzare che sia stata eseguita per la chiesa dei Santi Giorgio, Nazaro e Celso a Bellano (LC), dalla quale proviene E’ da ritenersi parte di un gruppo di analoghe cassette assegnate alla cosiddetta bottega “dei temi morali e d’amore”, attiva a Venezia fra il 1503 e il 1530, ma anche a Padova o Ferrara agli inizi del XVI secolo: tutti i cofanetti sono caratterizzati da decorazioni in pastiglia modellata con stampi con scene tratte dalla mitologia, dalla Bibbia o dalla storia antica, eseguite con ripetitività di schemi e soluzioni e incollate sul supporto ligneo.

Pittori e intagliatori lombardi (metà del XV secolo, seconda metà del XVI secolo), Reliquiario con Madonna dell’Umiltà e santi, Vetri in oro graffiti, pergamene miniate, cornice lignea intagliata e dorata, 67,5×57,2×11,8 cm, Inv. MD 2003.112.002 Il reliquario è parte di una coppia proveniente dalla Certosa di Garegnano (MI), dove è assai probabile si trovassero già alla fine del XVI secolo. Entrambe le opere presentano la medesima struttura: dodici formelle suddivise in quattro colonne, quelle esterne costituite da vetri dorati e graffiti, quelle interne da pergamene acquerellate, tutte incastonate in una cornice di legno intagliato, di fattura tardocinquecentesca. Alla base di ogni raffigurazione minata ci sono delle iscrizioni in gotico, poste intorno alla finestra ricavata per l’inserimento della reliquia corrispondente. Si tratta di una delle rare testimonianze superstiti delle produzione di vetri a oro in Lombardia nel XV secolo e sono un rarissimo esempio di reliquario dipinto. Studi recenti tendono a riferire alla medesima mano, almeno per quanto riguarda la realizzazione dei disegni sia delle pergamene che dei vetri. Stilisticamente l’ambito è quello del tardo gotico lombardo, della metà del XV secolo, vicino alla lezione del vecchio Michelino da Besozzo, di Cristoforo Moretti e degli Zavattari. Per quanto riguarda le singole raffigurazioni, questo reliquario presenta: dall’alto verso il basso, sulle due colonne esterne la Madonna dell’Umiltà, Santa Caterina, la Strage degli Innocenti, San Matteo, San Romano, San Nicola; sulle due colonne interne: la Lapidazione di Santo Stefano, San Fabio, San Biagio; San Lorenzo, Sant’Alessandro, le Undicimila Vergini; nel fastigio, la Resurrezione di Cristo.

Pittori e intagliatori lombardi (metà del XV secolo, seconda metà del XVI secolo), Reliquiario con Madonna dell’Umiltà e santi, Vetri in oro graffiti, pergamene miniate, cornice lignea intagliata e dorata, 67,5×57,2×11,8 cm, Inv. MD 2003.112.002 Il reliquario è parte di una coppia proveniente dalla Certosa di Garegnano (MI), dove è assai probabile si trovassero già alla fine del XVI secolo. Entrambe le opere presentano la medesima struttura: dodici formelle suddivise in quattro colonne, quelle esterne costituite da vetri dorati e graffiti, quelle interne da pergamene acquerellate, tutte incastonate in una cornice di legno intagliato, di fattura tardocinquecentesca. Alla base di ogni raffigurazione minata ci sono delle iscrizioni in gotico, poste intorno alla finestra ricavata per l’inserimento della reliquia corrispondente. Si tratta di una delle rare testimonianze superstiti delle produzione di vetri a oro in Lombardia nel XV secolo e sono un rarissimo esempio di reliquario dipinto. Studi recenti tendono a riferire alla medesima mano, almeno per quanto riguarda la realizzazione dei disegni sia delle pergamene che dei vetri. Stilisticamente l’ambito è quello del tardo gotico lombardo, della metà del XV secolo, vicino alla lezione del vecchio Michelino da Besozzo, di Cristoforo Moretti e degli Zavattari. Per quanto riguarda le singole raffigurazioni, questo reliquario presenta: dall’alto verso il basso, sulle due colonne esterne la Madonna dell’Umiltà, Santa Caterina, la Strage degli Innocenti, San Matteo, San Romano, San Nicola; sulle due colonne interne: la Lapidazione di Santo Stefano, San Fabio, San Biagio; San Lorenzo, Sant’Alessandro, le Undicimila Vergini; nel fastigio, la Resurrezione di Cristo.

Pittori e intagliatori lombardi (metà del XV secolo, seconda metà del XVI secolo), Reliquiario con Madonna Adorante il Bambino, Flagellazione e Santi, Vetri in oro graffiti, pergamene miniate, cornice lignea intagliata e dorata, 67,5×57,2×11,8 cm, Inv. MD2003.112.001 Il reliquario, proveniente dalla Certosa di Garegnano (MI), presenta la stessa struttura del compagno (vedi scheda precedente.Inv. MD 2003.112.002). Per quanto riguarda le singole raffigurazioni, presenta dall’alto verso il basso, sulle due colonne esterne: San Bartolomeo, San Valeriano, San Cristoforo; la Flagellazione, Santa Cecilia, Santa Caterina da Siena; sulle due colonne interne: la Madonna adorante il Bambino, Sant’Ugone, Sant’Orsola, Santa Maria Maddalena, San Brizio, Santa Caterina d’Alessandria. Alla base di ogni raffigurazione, una scritta indica le reliquie contenute. Nella cornice manca il vetro a oro del fastigio.

Pittori e intagliatori lombardi (metà del XV secolo, seconda metà del XVI secolo), Reliquiario con Madonna Adorante il Bambino, Flagellazione e Santi, Vetri in oro graffiti, pergamene miniate, cornice lignea intagliata e dorata, 67,5×57,2×11,8 cm, Inv. MD2003.112.001 Il reliquario, proveniente dalla Certosa di Garegnano (MI), presenta la stessa struttura del compagno (vedi scheda precedente.Inv. MD 2003.112.002). Per quanto riguarda le singole raffigurazioni, presenta dall’alto verso il basso, sulle due colonne esterne: San Bartolomeo, San Valeriano, San Cristoforo; la Flagellazione, Santa Cecilia, Santa Caterina da Siena; sulle due colonne interne: la Madonna adorante il Bambino, Sant’Ugone, Sant’Orsola, Santa Maria Maddalena, San Brizio, Santa Caterina d’Alessandria. Alla base di ogni raffigurazione, una scritta indica le reliquie contenute. Nella cornice manca il vetro a oro del fastigio.

Bottega lombarda (Milano?) (1500 circa; XX secolo), Croce astile, Argento, metallo sbalzato e cesellato, argentato e dorato, su anima di legno, 95 x 54×15 cm, Inv. MD 2001.073.001 La croce, proveniente dalla chiesa dei Santi Giorgio, Nazaro e Celso a Bellano (LC), è un mirabile esemplare d’oreficeria lombarda cinquecentesca. A forma di croce latina, è caratterizzata da profilature dorate con uscite triangolari delimitate da un nastro fitomorfo; le superfici metalliche dei bracci presentano fondi sbalzati e bulinati con un doppio nastro. Sul recto il Crocefisso dorato è sovrastato dal Pellicano, ai capicroce appaiono le figure di San Giorgio, San Pietro e San Paolo, con relativi attributi iconografici. Sul verso un medaglione con la Vergine e il Bambino è circondato dalla Madonna, dalla Maddalena, da San Giovanni e, infine, da un Santo non identificato, posti alle terminazioni delle braccia. Particolari sono i quattro angeli in metallo che fiancheggiano la croce: due reggicalice a lato del corpo centrale e due oranti poggiati sul braccio corto. L’insieme dell’opera, la cui morfologia è tipicamente lombarda e in particolare presenta i tratti caratteristici delle croci databili intorno al 1500, è di alta qualità, soprattutto nelle parti figurate, sopratutto nel sapiente modellato con straordinari dettagli.

Bottega lombarda (Milano?) (1500 circa; XX secolo), Croce astile, Argento, metallo sbalzato e cesellato, argentato e dorato, su anima di legno, 95 x 54×15 cm, Inv. MD 2001.073.001 La croce, proveniente dalla chiesa dei Santi Giorgio, Nazaro e Celso a Bellano (LC), è un mirabile esemplare d’oreficeria lombarda cinquecentesca. A forma di croce latina, è caratterizzata da profilature dorate con uscite triangolari delimitate da un nastro fitomorfo; le superfici metalliche dei bracci presentano fondi sbalzati e bulinati con un doppio nastro. Sul recto il Crocefisso dorato è sovrastato dal Pellicano, ai capicroce appaiono le figure di San Giorgio, San Pietro e San Paolo, con relativi attributi iconografici. Sul verso un medaglione con la Vergine e il Bambino è circondato dalla Madonna, dalla Maddalena, da San Giovanni e, infine, da un Santo non identificato, posti alle terminazioni delle braccia. Particolari sono i quattro angeli in metallo che fiancheggiano la croce: due reggicalice a lato del corpo centrale e due oranti poggiati sul braccio corto. L’insieme dell’opera, la cui morfologia è tipicamente lombarda e in particolare presenta i tratti caratteristici delle croci databili intorno al 1500, è di alta qualità, soprattutto nelle parti figurate, sopratutto nel sapiente modellato con straordinari dettagli.

Wenzel I Jamnitzer (Vienna 1508 – Norimberga 1585), Anfora, Argento a fusione, cesellato e dorato, 36 x 13 cm, Inv. MD 2001.083.009 Caratterizzata da piede circolare e da un corpo ovoidale, finemente ricoperto da raffigurazioni in rilievo, la brocca presenta sulla spalla il busto di Diana, come indica la mezzaluna posta sulla fronte; il beccuccio è invece creato dal sinuoso modellarsi del diadema della dea cui si appoggia l’ansa del vaso, percorsa da un serpente. La presenza del punzone “N” e “W” con una testa di leone riconduce alla bottega di Wenzel I Jamnitzer, originario di Vienna ma attivo a Norimberga. La presenza di quest’opera insieme al bacile (vedi scheda seguente. Inv. MD 2001.083.010) in Santa Maria presso San Celso a Milano (da cui sono state depositate nel 2001 al Museo Diocesano) è attestata dal 1796: oreficerie tedesche circolavano del resto frequentemente a Milano durante il secondo Cinquecento. Entrambe le opere stilisticamente sono riferibili intorno al 1570, in pieno clima manierista.

Wenzel I Jamnitzer (Vienna 1508 – Norimberga 1585), Anfora, Argento a fusione, cesellato e dorato, 36 x 13 cm, Inv. MD 2001.083.009 Caratterizzata da piede circolare e da un corpo ovoidale, finemente ricoperto da raffigurazioni in rilievo, la brocca presenta sulla spalla il busto di Diana, come indica la mezzaluna posta sulla fronte; il beccuccio è invece creato dal sinuoso modellarsi del diadema della dea cui si appoggia l’ansa del vaso, percorsa da un serpente. La presenza del punzone “N” e “W” con una testa di leone riconduce alla bottega di Wenzel I Jamnitzer, originario di Vienna ma attivo a Norimberga. La presenza di quest’opera insieme al bacile (vedi scheda seguente. Inv. MD 2001.083.010) in Santa Maria presso San Celso a Milano (da cui sono state depositate nel 2001 al Museo Diocesano) è attestata dal 1796: oreficerie tedesche circolavano del resto frequentemente a Milano durante il secondo Cinquecento. Entrambe le opere stilisticamente sono riferibili intorno al 1570, in pieno clima manierista.

Wenzel I Jamnitzer (Vienna 1508 – Norimberga 1585), Bacile, Argento a fusione, cesellato e dorato, 8 x 46,5 x 8 cm, Inv. MD 2001.083.010 Il bacile, proveniente come la brocca da santa Maria presso San Celso a Milano (vedi scheda precedente Inv. MD 2001.083.009), è composto da due parti: un cavetto tondo, con medaglione centrale in cui sono incise le lettere “MAA” circondato da fregi di conchiglie e di alloro, da raffigurazioni di teste di cherubini tra putti eretti e mascheroni, cui si abbina la tesa ovali forme e sbaccellata, siglata da una bordura a ovoli. La trasformazione del bacile da circolare a ovale è stata eseguita dopo il 1796. Come la brocca, anche il bacile è stilisticamente databile al 1570, in pieno clima manierista.

Wenzel I Jamnitzer (Vienna 1508 – Norimberga 1585), Bacile, Argento a fusione, cesellato e dorato, 8 x 46,5 x 8 cm, Inv. MD 2001.083.010 Il bacile, proveniente come la brocca da santa Maria presso San Celso a Milano (vedi scheda precedente Inv. MD 2001.083.009), è composto da due parti: un cavetto tondo, con medaglione centrale in cui sono incise le lettere “MAA” circondato da fregi di conchiglie e di alloro, da raffigurazioni di teste di cherubini tra putti eretti e mascheroni, cui si abbina la tesa ovali forme e sbaccellata, siglata da una bordura a ovoli. La trasformazione del bacile da circolare a ovale è stata eseguita dopo il 1796. Come la brocca, anche il bacile è stilisticamente databile al 1570, in pieno clima manierista.

Bottega lombarda (1574, rimaneggiamenti fra XIX e XX secolo), Calice, Argento sbalzato, cesellato e dorato, 21 x 13,8 Ø cm, Inv. MD 2001.049.002 Il calice, proveniente dalla chiesa di Santo Stefano a Viggiù (VA), è datato 1574 ma è stato rimaneggiato fra XIX e XX secolo: la coppa ad esempio è un’aggiunta successiva). Il calice presenta un piede esalobato, con fascia sagomata e specchiature ornati da motivi a fogliami stilizzati; il nodo è tondeggiante, percorso da un decoro fitomorfo inciso. Il sottocoppa, decorato da ordinati motivi vegetali stilizzati, presenta il margine decorato a conchigliette.

Bottega lombarda (1574, rimaneggiamenti fra XIX e XX secolo), Calice, Argento sbalzato, cesellato e dorato, 21 x 13,8 Ø cm, Inv. MD 2001.049.002 Il calice, proveniente dalla chiesa di Santo Stefano a Viggiù (VA), è datato 1574 ma è stato rimaneggiato fra XIX e XX secolo: la coppa ad esempio è un’aggiunta successiva). Il calice presenta un piede esalobato, con fascia sagomata e specchiature ornati da motivi a fogliami stilizzati; il nodo è tondeggiante, percorso da un decoro fitomorfo inciso. Il sottocoppa, decorato da ordinati motivi vegetali stilizzati, presenta il margine decorato a conchigliette.

Bottega lombarda (Milano ?) (fine del XVI- inizi del XVII secolo; rimaneggiato nel XIX secolo), Calice, Metallo cesellato e argentato, in parte dorato; 23,8 x 14,5 Ø cm, Inv. MD 2001.080.003 Il calice, proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista di Montevecchia (LC), presenta un piede a sei lobi e dodici punte, completato da un’alta fascia ornata da spighe, grappoli d’uva e volti di cherubino; sulle specchiature appaiono tondi con la Vergine, sant’Antonio da Padova e san Francesco; sul nodo appaiono angeli eretti con gli strumenti della Passione, mentre il sottocoppa è ornato con volti di cherubino alternati a nastri vegetali; la coppa dorata è liscia. In basse a confronti con altri esemplari, come il cosiddetto “calice grande” del Duomo di Monza, l’opera è databile fra la fine del XVI secolo e l’inizio di quello successivo.

Bottega lombarda (Milano ?) (fine del XVI- inizi del XVII secolo; rimaneggiato nel XIX secolo), Calice, Metallo cesellato e argentato, in parte dorato; 23,8 x 14,5 Ø cm, Inv. MD 2001.080.003 Il calice, proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista di Montevecchia (LC), presenta un piede a sei lobi e dodici punte, completato da un’alta fascia ornata da spighe, grappoli d’uva e volti di cherubino; sulle specchiature appaiono tondi con la Vergine, sant’Antonio da Padova e san Francesco; sul nodo appaiono angeli eretti con gli strumenti della Passione, mentre il sottocoppa è ornato con volti di cherubino alternati a nastri vegetali; la coppa dorata è liscia. In basse a confronti con altri esemplari, come il cosiddetto “calice grande” del Duomo di Monza, l’opera è databile fra la fine del XVI secolo e l’inizio di quello successivo.

Ricamatore milanese (attivo a Milano, fine XVI – inizi del XVII secolo), Tre Marie al Sepolcro, Raso di seta, ricamato, 54,8 x 57,5 cm, Inv. MD 2001.083.004 Serviliano Latuada nel 1737 nel descrivere gli arredi della sacrestia della basilica milanese di Santa Maria presso san Celso, da cui l’opera proviene, riferisce questo raro esempio di quadro ricamato, a Ludovica Antonia Pellegrini, celebre ricamatrice milanese del XVII secolo In realtà a lei vengono genericamente riferiti i ricami più belli ma, in assenza di documenti, l’opera è riferita dalla critica genericamente ad un abile ricamatore, in grado di tradurre il modello grafico solo con l’ausilio dell’ago. Il prototipo è probabilmente un’incisione nordica della fine del XVI secolo o dell’inizio del successivo, che circolavano all’epica frequentemente nei laboratori dei ricamatori.

Ricamatore milanese (attivo a Milano, fine XVI – inizi del XVII secolo), Tre Marie al Sepolcro, Raso di seta, ricamato, 54,8 x 57,5 cm, Inv. MD 2001.083.004 Serviliano Latuada nel 1737 nel descrivere gli arredi della sacrestia della basilica milanese di Santa Maria presso san Celso, da cui l’opera proviene, riferisce questo raro esempio di quadro ricamato, a Ludovica Antonia Pellegrini, celebre ricamatrice milanese del XVII secolo In realtà a lei vengono genericamente riferiti i ricami più belli ma, in assenza di documenti, l’opera è riferita dalla critica genericamente ad un abile ricamatore, in grado di tradurre il modello grafico solo con l’ausilio dell’ago. Il prototipo è probabilmente un’incisione nordica della fine del XVI secolo o dell’inizio del successivo, che circolavano all’epica frequentemente nei laboratori dei ricamatori.

Ricamatori milanesi (bottega milanese di Camillo Pusterla ? o bottega dei Delfinoni ?) su disegno attribuito ad Aurelio Luini (Milano 1530 -1593 circa), Coperta di messale ricamato, Teletta d’oro ricamata con filati serici policromi, argento filato, perle, quattro fermagli in argento fuso, 5 segnacoli in seta policroma conclusi da piccoli cilindretti d’argento, Inv. MD 2001.083.005 La coperta, proveniente dalla basilica di Santa Maria dei Miracoli presso san Celso di Milano, riveste un messale ambrosiano formato da un codice cartaceo stampato nel 1594, con illustrazioni xilografate. Anche per la legatura era stata proposta quella data, venuta poi a cadere per il ritrovamento di un inventario della sacrestia di San Celso del 1580 in cui sono accuratamente descritte le due scene ricamate, da lato l’Ascensione della Vergine fra gli Apostoli e dall’altro la Nascita di Maria. La critica sottolinea i caratteri luineschi delle composizioni che riportano all’ambito di Giovan Paolo Lomazzo e al circolo letterario dei Rabisch cui partecipano Aurelio Luini e il ricamatore Scipione Delfinoni. La critica più recente suggerisce per quest’opera il nome del celebre ricamatore Camillo Pusterla (1520 circa-1596), che affianca Scipione nell’importante impresa del Gonfalone di Sant’Ambrogio (1656 circa) conservato ai Musei Civici del Castello, Milano. I quattro fermagli di argento fuso raffiguranti un’erma posta dentro un’edicola con arco a tutto sesto, circondata da una doppia teoria di putti e grottesche sono stati ricondotti alla bottega di Wenzel Jamnitzer (1508-1585), autore della brocca e del bacile già in Santa Maria presso san Celso (ora al Museo Diocesano).

Ricamatori milanesi (bottega milanese di Camillo Pusterla ? o bottega dei Delfinoni ?) su disegno attribuito ad Aurelio Luini (Milano 1530 -1593 circa), Coperta di messale ricamato, Teletta d’oro ricamata con filati serici policromi, argento filato, perle, quattro fermagli in argento fuso, 5 segnacoli in seta policroma conclusi da piccoli cilindretti d’argento, Inv. MD 2001.083.005 La coperta, proveniente dalla basilica di Santa Maria dei Miracoli presso san Celso di Milano, riveste un messale ambrosiano formato da un codice cartaceo stampato nel 1594, con illustrazioni xilografate. Anche per la legatura era stata proposta quella data, venuta poi a cadere per il ritrovamento di un inventario della sacrestia di San Celso del 1580 in cui sono accuratamente descritte le due scene ricamate, da lato l’Ascensione della Vergine fra gli Apostoli e dall’altro la Nascita di Maria. La critica sottolinea i caratteri luineschi delle composizioni che riportano all’ambito di Giovan Paolo Lomazzo e al circolo letterario dei Rabisch cui partecipano Aurelio Luini e il ricamatore Scipione Delfinoni. La critica più recente suggerisce per quest’opera il nome del celebre ricamatore Camillo Pusterla (1520 circa-1596), che affianca Scipione nell’importante impresa del Gonfalone di Sant’Ambrogio (1656 circa) conservato ai Musei Civici del Castello, Milano. I quattro fermagli di argento fuso raffiguranti un’erma posta dentro un’edicola con arco a tutto sesto, circondata da una doppia teoria di putti e grottesche sono stati ricondotti alla bottega di Wenzel Jamnitzer (1508-1585), autore della brocca e del bacile già in Santa Maria presso san Celso (ora al Museo Diocesano).

Messale ambrosiano (1594), 33 x 23,5 x 7 cm, Inv. MD 2001.083.006 Si tratta di un codice cartaceo stampato a caratteri gotici quadrati, con iniziali decorate da xilografie quadrate e illustrazioni xilografate su ogni pagina. Le tre incisioni a colori incollate sul frontespizio sono probabilmente di fattura posteriore, ipotesi avallata dal fatto che sono applicate su pagine originariamente stampate a caratteri e figure.

Messale ambrosiano (1594), 33 x 23,5 x 7 cm, Inv. MD 2001.083.006 Si tratta di un codice cartaceo stampato a caratteri gotici quadrati, con iniziali decorate da xilografie quadrate e illustrazioni xilografate su ogni pagina. Le tre incisioni a colori incollate sul frontespizio sono probabilmente di fattura posteriore, ipotesi avallata dal fatto che sono applicate su pagine originariamente stampate a caratteri e figure.

Bottega lombarda (Milano ?) (inizi del XVII secolo; rimaneggiamenti nel XIX-XX secolo), Calice, Rame sbalzato, cesellato, argentato, parzialmente dorato, 22,5 x 14 Ø cm, Inv. MD2001.041.001 Il calice, d’elegante fattura e proveniente dalla chiesa di Santa Margherita a Giussano-Paina (MI), rientra nella tipologia della produzione peculiare della diocesi di Milano, forse riconducibile anche botteghe del capoluogo lombardo,. Si tratta di una produzione distinta da piede polilobato, alto gradino figurato, medaglioni nelle specchiature, con rappresentazioni cristologiche intervallate da santi. come in questo caso. o Storie della Passione in altri, nodo con raffigurazioni cristologiche e teste di cherubini, mentre il sottocoppa è decorato da cherubini e elementi vegetali stilizzati. Questo tipo di produzione rispecchia esattamente le direttive di Carlo Borromeo nelle Instructionis fabricae ed suppellectilis ecclesisticae (1577), che per i calici indicano l’uso di iconografie legate al sacrificio di Cristo o alla transustanziazione del pane e del vino eucaristico nel corpo e nel sangue di Cristo, in opposizione alle tesi sostenute da Lutero.

Bottega lombarda (Milano ?) (inizi del XVII secolo; rimaneggiamenti nel XIX-XX secolo), Calice, Rame sbalzato, cesellato, argentato, parzialmente dorato, 22,5 x 14 Ø cm, Inv. MD2001.041.001 Il calice, d’elegante fattura e proveniente dalla chiesa di Santa Margherita a Giussano-Paina (MI), rientra nella tipologia della produzione peculiare della diocesi di Milano, forse riconducibile anche botteghe del capoluogo lombardo,. Si tratta di una produzione distinta da piede polilobato, alto gradino figurato, medaglioni nelle specchiature, con rappresentazioni cristologiche intervallate da santi. come in questo caso. o Storie della Passione in altri, nodo con raffigurazioni cristologiche e teste di cherubini, mentre il sottocoppa è decorato da cherubini e elementi vegetali stilizzati. Questo tipo di produzione rispecchia esattamente le direttive di Carlo Borromeo nelle Instructionis fabricae ed suppellectilis ecclesisticae (1577), che per i calici indicano l’uso di iconografie legate al sacrificio di Cristo o alla transustanziazione del pane e del vino eucaristico nel corpo e nel sangue di Cristo, in opposizione alle tesi sostenute da Lutero.

Bottega lombarda (inizio del XVII secolo, manomissioni recenti), Calice, Metallo sbalzato, cesellato e dorato, 24,5 x 16 Ø cm, Inv. MD 2001.044.001 Questo esemplare di calice, proveniente dalla chiesa di San Martino a Malnate (VA), rientra nella tipologia di calici lombardi, caratterizzati da piede polilobato, altro gradino figurato, medaglioni nelle specchiature, con rappresentazioni cristologiche intervallate da santi o Storie della Passione, nodo con raffigurazioni cristologiche e teste di cherubini, mentre il sottocoppa, in questo caso probabilmente moderno, è decorato da cherubini e elementi vegetali stilizzati. Il calice è stato recentemente dorato.

Bottega lombarda (inizio del XVII secolo, manomissioni recenti), Calice, Metallo sbalzato, cesellato e dorato, 24,5 x 16 Ø cm, Inv. MD 2001.044.001 Questo esemplare di calice, proveniente dalla chiesa di San Martino a Malnate (VA), rientra nella tipologia di calici lombardi, caratterizzati da piede polilobato, altro gradino figurato, medaglioni nelle specchiature, con rappresentazioni cristologiche intervallate da santi o Storie della Passione, nodo con raffigurazioni cristologiche e teste di cherubini, mentre il sottocoppa, in questo caso probabilmente moderno, è decorato da cherubini e elementi vegetali stilizzati. Il calice è stato recentemente dorato.

Bottega lombarda (1620, XX secolo), Calice, Metallo sbalzato, cesellato, argentato, parzialmente dorato, 22 x 15 Ø cm, Inv. MD2001.045.001 Il calice, poggia su una base mistilinea con alta fascia decorata da nastri fitomorfi; il nodo, fermato da due rocchetti con forma diversa, si presenta allungato ed è decorato all’estremità con foglie e al centro con fiori stilizzati. Il sottocoppa è decorato a sbalzo con gli stessi motivi della base, la coppa invece ha tracce di rifiniture al tornio. L’opera, datata 1620 sotto il piede, proviene dalla chiesa di San Giorgio di Albairate (MI).

Bottega lombarda (1620, XX secolo), Calice, Metallo sbalzato, cesellato, argentato, parzialmente dorato, 22 x 15 Ø cm, Inv. MD2001.045.001 Il calice, poggia su una base mistilinea con alta fascia decorata da nastri fitomorfi; il nodo, fermato da due rocchetti con forma diversa, si presenta allungato ed è decorato all’estremità con foglie e al centro con fiori stilizzati. Il sottocoppa è decorato a sbalzo con gli stessi motivi della base, la coppa invece ha tracce di rifiniture al tornio. L’opera, datata 1620 sotto il piede, proviene dalla chiesa di San Giorgio di Albairate (MI).

Bottega lombarda (inizi del XVII secolo, XX secolo), Calice, Metallo sbalzato, cesellato e argentato, 21,3 x 13,2 Ø cm, Inv. MD 2001.029.001 Il calice, proveniente dalla chiesa dei Santi Vito e Modesto a Civate (LC), presenta un piede polilobato, con specchiature raffiguranti Maria con il Bambino, una santa martire e un’altra santa, intervallate da motivi vegetali; il nodo è ovoidale con volti di cherubino incisi, dettaglio caratteristico dell’oreficeria ecclesiastica lombarda del XVII secolo, mentre il sottocoppa presenta motivi fitomorfi separati da nastri verticali e l’orlo decorato da piccoli elementi fogliacei.

Bottega lombarda (inizi del XVII secolo, XX secolo), Calice, Metallo sbalzato, cesellato e argentato, 21,3 x 13,2 Ø cm, Inv. MD 2001.029.001 Il calice, proveniente dalla chiesa dei Santi Vito e Modesto a Civate (LC), presenta un piede polilobato, con specchiature raffiguranti Maria con il Bambino, una santa martire e un’altra santa, intervallate da motivi vegetali; il nodo è ovoidale con volti di cherubino incisi, dettaglio caratteristico dell’oreficeria ecclesiastica lombarda del XVII secolo, mentre il sottocoppa presenta motivi fitomorfi separati da nastri verticali e l’orlo decorato da piccoli elementi fogliacei.

Bottega lombarda (?), 1680, Pace, Argento sbalzato, cesellato e punzonato, 17,5 x 13 x 4,5 cm, Inv. MD 2001.049.001 La pace è lo strumento liturgico con la rappresentazione della Pietà o di altre immagini sacre, utilizzate per portare la pace, cioè il bacio dell’Agnus Dei. Il nome deriva dal “bacio di pace”, il saluto ebraico adottato dai primi cristiani come segno di fraternità e riconciliazione. Questo esemplare, proveniente dalla Chiesa di Santo Stefano a Viggiù (VA), presenta la raffigurazione di Cristo in pietà che esce dall’avello affiancato da due santi che sorreggono le sue braccia semiaperte sullo sfondo della croce, iconografia già in voga nel XVI secolo e frequente nelle paci seicentesche. La tabella è ornata da una ricca cornice a volute spezzate, siglate superiormente da un motivo a palmetta, mentre al cento della base appare un cherubino.

Bottega lombarda (?), 1680, Pace, Argento sbalzato, cesellato e punzonato, 17,5 x 13 x 4,5 cm, Inv. MD 2001.049.001 La pace è lo strumento liturgico con la rappresentazione della Pietà o di altre immagini sacre, utilizzate per portare la pace, cioè il bacio dell’Agnus Dei. Il nome deriva dal “bacio di pace”, il saluto ebraico adottato dai primi cristiani come segno di fraternità e riconciliazione. Questo esemplare, proveniente dalla Chiesa di Santo Stefano a Viggiù (VA), presenta la raffigurazione di Cristo in pietà che esce dall’avello affiancato da due santi che sorreggono le sue braccia semiaperte sullo sfondo della croce, iconografia già in voga nel XVI secolo e frequente nelle paci seicentesche. La tabella è ornata da una ricca cornice a volute spezzate, siglate superiormente da un motivo a palmetta, mentre al cento della base appare un cherubino.

Bottega lombarda (?), 1689, Pace, Argento sbalzato, 17 x 14×3,5 cm, Inv. MD 2002.099.001 La pace, proveniente dalla chiesa di Sant’Andrea a Pagnona (LC), presenta una cornice formata da rigogliose volute vegetali, siglata in alto da tre volti di cherubino. Al centro è risparmiato un riquadro nel quale compare la figura di Sant’Andrea, titolare della chiesa di provenienza del manufatto, che nella mano destra porta un libro, mentre con la sinistra trattiene la croce, strumento del suo martirio; al centro del bordo inferiore un cartiglio reca la data 1689. Allo scadere del Seicento la produzione di paci diventa quasi seriale, con cornici sempre più esuberanti che tendono a prevalere sull’immagine.

Bottega lombarda (?), 1689, Pace, Argento sbalzato, 17 x 14×3,5 cm, Inv. MD 2002.099.001 La pace, proveniente dalla chiesa di Sant’Andrea a Pagnona (LC), presenta una cornice formata da rigogliose volute vegetali, siglata in alto da tre volti di cherubino. Al centro è risparmiato un riquadro nel quale compare la figura di Sant’Andrea, titolare della chiesa di provenienza del manufatto, che nella mano destra porta un libro, mentre con la sinistra trattiene la croce, strumento del suo martirio; al centro del bordo inferiore un cartiglio reca la data 1689. Allo scadere del Seicento la produzione di paci diventa quasi seriale, con cornici sempre più esuberanti che tendono a prevalere sull’immagine.

Bottega milanese (XVII secolo), Croce da tavolo, Legno tipo ebano, argento, pietre dure, 54,5 x 21 x 8 cm, Inv. MD 2001.083.008 La croce presenta una base sagomata, percorsa da una fascia d’argento traforata che poggia su quattro piedini d’argento; il fronte, ornato da diversi inserti in pietra dura profilati in argento, è impreziosito da quattro vasi a urna in pietra dura e, nella parte centrale, da raffigurazioni dei simboli della Passione. Anche la croce, in legno dipinto, è ornata da cartelle in pietra dura profilate in argento; d’argento sono anche le teste di cherubino poste nelle terminazioni e all’incrocio dei bracci. La figura di Cristo al centro è ottenuta a fusione e rifinita a cesello. L’impiego delle pietre dure in svariati colori è in linea la decorazione dell’altare maggiore della basilica di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso a Milano, da cui l’opera proviene: del resto le botteghe milanesi dell’epoca erano altamente specializzate in questo tipo di lavorazione fin dal Quattrocento.

Bottega milanese (XVII secolo), Croce da tavolo, Legno tipo ebano, argento, pietre dure, 54,5 x 21 x 8 cm, Inv. MD 2001.083.008 La croce presenta una base sagomata, percorsa da una fascia d’argento traforata che poggia su quattro piedini d’argento; il fronte, ornato da diversi inserti in pietra dura profilati in argento, è impreziosito da quattro vasi a urna in pietra dura e, nella parte centrale, da raffigurazioni dei simboli della Passione. Anche la croce, in legno dipinto, è ornata da cartelle in pietra dura profilate in argento; d’argento sono anche le teste di cherubino poste nelle terminazioni e all’incrocio dei bracci. La figura di Cristo al centro è ottenuta a fusione e rifinita a cesello. L’impiego delle pietre dure in svariati colori è in linea la decorazione dell’altare maggiore della basilica di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso a Milano, da cui l’opera proviene: del resto le botteghe milanesi dell’epoca erano altamente specializzate in questo tipo di lavorazione fin dal Quattrocento.

Bottega lombarda (XVII secolo, bande laterali; XVIII secolo: parti centrali), Paliotto d’altare, Lamina di metallo sbalzata, cesellata e argentata, 92 x 222 cm, Inv. MD 2001.034.001 Formato da diverse lamine metalliche, il paliotto rappresenta al centro l’apparizione della Madonna del Rosario, circondata da due angeli svolazzanti e da due santi domenicani; intorno si dispongono volute vegetali, fra cui si adagiano due cesti con frutti e foglie. Le due bande laterali, di epoca precedente, presentano nella parte superiore un volto di cherubino da cui parte un rigido motivo decorativo. L’opera proviene dalla chiesa di Santa Maria Nascente ad Erba (CO).

Bottega lombarda (XVII secolo, bande laterali; XVIII secolo: parti centrali), Paliotto d’altare, Lamina di metallo sbalzata, cesellata e argentata, 92 x 222 cm, Inv. MD 2001.034.001 Formato da diverse lamine metalliche, il paliotto rappresenta al centro l’apparizione della Madonna del Rosario, circondata da due angeli svolazzanti e da due santi domenicani; intorno si dispongono volute vegetali, fra cui si adagiano due cesti con frutti e foglie. Le due bande laterali, di epoca precedente, presentano nella parte superiore un volto di cherubino da cui parte un rigido motivo decorativo. L’opera proviene dalla chiesa di Santa Maria Nascente ad Erba (CO).

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario a busto di Sant’Innocenzo, Legno intagliato, dipinto e dorato, 73 x 41 x 20 cm, Inv. MD 2001.035.001 I quattro busti, provenienti dalla chiesa parrocchiale di San Gaudenzio a Fagnano Olona (VA) sono stati restaurati nel 2001, rimuovendo antiche ridipinture. Poggiano ognuno sopra una base costituita da quattro ampie volute e teste di cherubini; le figure indossano tutte una veste e un manto rosso o verde, con orlo frangiato, decorato a rilievo con motivi vegetali dorati. La delicatezza dell’intaglio e l’abilità nella resa dell’espressione dei volti denotano una notevole perizia tecnica: l’intento dell’autore era sicuramente quello di conferire preziosità alla materia e di raggiungere esiti naturalistici, come evidente nella decorazione a graffito del mantello che imita un panneggio in broccato.

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario a busto di Sant’Innocenzo, Legno intagliato, dipinto e dorato, 73 x 41 x 20 cm, Inv. MD 2001.035.001 I quattro busti, provenienti dalla chiesa parrocchiale di San Gaudenzio a Fagnano Olona (VA) sono stati restaurati nel 2001, rimuovendo antiche ridipinture. Poggiano ognuno sopra una base costituita da quattro ampie volute e teste di cherubini; le figure indossano tutte una veste e un manto rosso o verde, con orlo frangiato, decorato a rilievo con motivi vegetali dorati. La delicatezza dell’intaglio e l’abilità nella resa dell’espressione dei volti denotano una notevole perizia tecnica: l’intento dell’autore era sicuramente quello di conferire preziosità alla materia e di raggiungere esiti naturalistici, come evidente nella decorazione a graffito del mantello che imita un panneggio in broccato.

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario a busto di Santa Fortunata, Legno intagliato, dipinto e dorato, 72 x 38 x 20 cm, Inv. MD 2001.035.002 Il busto è parte di una serie di quattro, provenienti chiesa parrocchiale di San Gaudenzio a Fagnano Olona (VA), per cui si rimanda alla scheda del Busto di Sant’Innocenzo (Inv. MD 2001.035.001). In occasione del restauro sul volto della santa è emersa la sagoma dei baffi identici a quelli di San Giusto: probabilmente si trattava in origine di una figura maschile.

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario a busto di Santa Fortunata, Legno intagliato, dipinto e dorato, 72 x 38 x 20 cm, Inv. MD 2001.035.002 Il busto è parte di una serie di quattro, provenienti chiesa parrocchiale di San Gaudenzio a Fagnano Olona (VA), per cui si rimanda alla scheda del Busto di Sant’Innocenzo (Inv. MD 2001.035.001). In occasione del restauro sul volto della santa è emersa la sagoma dei baffi identici a quelli di San Giusto: probabilmente si trattava in origine di una figura maschile.

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario a busto di San Giusto, Legno intagliato, dipinto e dorato, 71 x 40 x 20 cm, Inv. MD 2001.035.003 Il busto è parte di una serie di quattro, provenienti chiesa parrocchiale di San Gaudenzio a Fagnano Olona (VA), per cui si rimanda alla scheda del Busto di Sant’Innocenzo (Inv. MD 2001.035.001).

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario a busto di San Giusto, Legno intagliato, dipinto e dorato, 71 x 40 x 20 cm, Inv. MD 2001.035.003 Il busto è parte di una serie di quattro, provenienti chiesa parrocchiale di San Gaudenzio a Fagnano Olona (VA), per cui si rimanda alla scheda del Busto di Sant’Innocenzo (Inv. MD 2001.035.001).

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario a busto di Santa Liberata, Legno intagliato, dipinto e dorato, 71 x 38 x 20 cm, Inv. MD 2001.035.004 Il busto è parte di una serie di quattro, provenienti chiesa parrocchiale di San Gaudenzio a Fagnano Olona (VA), per cui si rimanda alla scheda del Busto di Sant’Innocenzo (Inv. MD 2001.035.001).

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario a busto di Santa Liberata, Legno intagliato, dipinto e dorato, 71 x 38 x 20 cm, Inv. MD 2001.035.004 Il busto è parte di una serie di quattro, provenienti chiesa parrocchiale di San Gaudenzio a Fagnano Olona (VA), per cui si rimanda alla scheda del Busto di Sant’Innocenzo (Inv. MD 2001.035.001).

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario, Legno intagliato, dorato e dipinto, 46,3 x 20×15 cm, Inv. MD 2001.040.001 Il reliquiario presenta la forma di un angelo alato, argentato e dorato, che poggia su una nube alla cui base si scorge un cherubino. L’angelo sorregge un ovale raggiato, che contiene una reliquia di Sant’Apollonia, sul quale trovano posto due putti e un cherubino. Il reliquario è dipinto in oro e argento, ad imitazione di oggetti più preziosi. L’opera proviene dalla chiesa di Santa Maria del Cerro a Cassano Magnago (VA).

Bottega lombarda (XVII secolo), Reliquiario, Legno intagliato, dorato e dipinto, 46,3 x 20×15 cm, Inv. MD 2001.040.001 Il reliquiario presenta la forma di un angelo alato, argentato e dorato, che poggia su una nube alla cui base si scorge un cherubino. L’angelo sorregge un ovale raggiato, che contiene una reliquia di Sant’Apollonia, sul quale trovano posto due putti e un cherubino. Il reliquario è dipinto in oro e argento, ad imitazione di oggetti più preziosi. L’opera proviene dalla chiesa di Santa Maria del Cerro a Cassano Magnago (VA).

Bottega lombarda (seconda metà del XVII secolo), Reliquiario, Legno intagliato e dorato, lamina di metallo sbalzata e argentata, vetri colorati, 85x52x24 cm, Inv. MD 2001.049.003 Il reliquiario, riferibile alla seconda metà del XVII secolo e proveniente della chiesa di Santo Stefano a Viggiù (VA), poggia su una base con una cornice decorata con foglie d’acanto e su un piede costituito da elementi vegetali a ricciolo che sostengono il corpo centrale. Questo è formato da una ricca cornice decorata con fiori e foglie, sormontata da tre angioletti, di cui quello centrale tiene una corona tra le mani. Al centro, una cornice ornata da una lamina sbalzata e argentata, con vetri colorati, contiene una teca al cui interno due angli reggono due reliquiari di piccole dimensioni.

Bottega lombarda (seconda metà del XVII secolo), Reliquiario, Legno intagliato e dorato, lamina di metallo sbalzata e argentata, vetri colorati, 85x52x24 cm, Inv. MD 2001.049.003 Il reliquiario, riferibile alla seconda metà del XVII secolo e proveniente della chiesa di Santo Stefano a Viggiù (VA), poggia su una base con una cornice decorata con foglie d’acanto e su un piede costituito da elementi vegetali a ricciolo che sostengono il corpo centrale. Questo è formato da una ricca cornice decorata con fiori e foglie, sormontata da tre angioletti, di cui quello centrale tiene una corona tra le mani. Al centro, una cornice ornata da una lamina sbalzata e argentata, con vetri colorati, contiene una teca al cui interno due angli reggono due reliquiari di piccole dimensioni.

Bottega lombarda (XVIII secolo), Reliquiario a ostensorio, Legno intagliato, dorato e dipinto, 64 x 29×13 cm, Inv. MD 2001.051.001 La coppia di reliquiari ad ostensorio, provenienti dalla chiesa di San Francesco a Canzo (CO), poggia su base polilobata con cornici lisce e ha il gambo terminante con volute a ricciolo. La teca a forma di cuore, chiusa da un vetro e circondata da motivi vegetali, presenta alla sommità la testa di un cherubino.

Bottega lombarda (XVIII secolo), Reliquiario a ostensorio, Legno intagliato, dorato e dipinto, 64 x 29×13 cm, Inv. MD 2001.051.001 La coppia di reliquiari ad ostensorio, provenienti dalla chiesa di San Francesco a Canzo (CO), poggia su base polilobata con cornici lisce e ha il gambo terminante con volute a ricciolo. La teca a forma di cuore, chiusa da un vetro e circondata da motivi vegetali, presenta alla sommità la testa di un cherubino.

Bottega lombarda (fine del XVII secolo-inizi del XVIII secolo, XIX secolo), Ostensorio ambrosiano, Argento a fusione e sbalzato, 42 x 13,5 cm, Inv. MD 2002.101.003 Proveniente dalla chiesa di San Francesco a Moggio (LC), l’ostensorio presenta una base decorata, un fusto con nodo principale vasiforme decorato con teste di cherubini a rilievo e nastri vegetali I lati della teca in vetro soffiato sono risolti con riccioli vegetali che si innalzano fin sopra il coperchio, concludendosi con un leggero fastigio sormontato da una croce.

Bottega lombarda (fine del XVII secolo-inizi del XVIII secolo, XIX secolo), Ostensorio ambrosiano, Argento a fusione e sbalzato, 42 x 13,5 cm, Inv. MD 2002.101.003 Proveniente dalla chiesa di San Francesco a Moggio (LC), l’ostensorio presenta una base decorata, un fusto con nodo principale vasiforme decorato con teste di cherubini a rilievo e nastri vegetali I lati della teca in vetro soffiato sono risolti con riccioli vegetali che si innalzano fin sopra il coperchio, concludendosi con un leggero fastigio sormontato da una croce.

Bottega torinese (fine del XVII-inizi del XVIII secolo), Ostensorio romano, Argento a stampo e a fusione, sbalzato e cesellato, 44,5x20x13,8 cm, Inv. MD 2002.104.003 L’ostensorio presenta un piede a sezione circolare con decorazioni cuoriformi e busti di cherubini fra ghirlande di frutta. Il fusto si innesta nella raggiera tramite quattro fogliette lanceolate; lungo la teca si dispongono nimbi con teste di cherubini. Le lettere incise sotto il piede “A.CE.ro” si riferiscono a punzoni in uso nella città di Torino. L’opera proviene dalla chiesa di San Bartolomeo a Margno (LC).

Bottega torinese (fine del XVII-inizi del XVIII secolo), Ostensorio romano, Argento a stampo e a fusione, sbalzato e cesellato, 44,5x20x13,8 cm, Inv. MD 2002.104.003 L’ostensorio presenta un piede a sezione circolare con decorazioni cuoriformi e busti di cherubini fra ghirlande di frutta. Il fusto si innesta nella raggiera tramite quattro fogliette lanceolate; lungo la teca si dispongono nimbi con teste di cherubini. Le lettere incise sotto il piede “A.CE.ro” si riferiscono a punzoni in uso nella città di Torino. L’opera proviene dalla chiesa di San Bartolomeo a Margno (LC).

Bottega lombarda (1704), Calice, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 20 x 13,8 Ø cm, Inv. MD 2001.055.002 Datato 1704, il calice presenta un piede polilobato con fascia a balaustrino gradinata con elementi ornamentali che si ripetono sia sul nodo a vaso che sul sottocoppa. La morfologia del piede è caratteristica di numerosi manufatti di area lariana fra Quattro e Cinquecento, che continua anche nei secoli successivi: in questo caso l’opera è stata realizzata da una bottega che lavora secondo schemi attardati. Il calice proviene dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Cantù – Vighizzolo (CO).

Bottega lombarda (1704), Calice, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 20 x 13,8 Ø cm, Inv. MD 2001.055.002 Datato 1704, il calice presenta un piede polilobato con fascia a balaustrino gradinata con elementi ornamentali che si ripetono sia sul nodo a vaso che sul sottocoppa. La morfologia del piede è caratteristica di numerosi manufatti di area lariana fra Quattro e Cinquecento, che continua anche nei secoli successivi: in questo caso l’opera è stata realizzata da una bottega che lavora secondo schemi attardati. Il calice proviene dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Cantù – Vighizzolo (CO).

Bottega lombarda (?) (XVIII secolo), Calice, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 20,2 x 13,5 Ø cm, Inv. MD 2001.079.001 Il calice, proveniente dalla chiesa dei Santi Ambrogio e Bernardo di Oliveto Lario Limonta (LC), presenta un piede polilobato in cui si alternano motivi a conchiglia e vegetali a teste di cherubini alate. Il piede si innalza verso il fusto decorato con elementi fogliacei rilevati; il nodo ha forma a vaso con decorazione a ovoli nella parte inferiore, e piccoli volti di angeli dal modellato aggettante in quella superiore. Il sottocoppa è riccamente decorato da volti di cherubino fra volute, arricchito da elementi a conchiglia stilizzati; la coppa è leggermente svasata. Il dettaglio delle foglie rilevate che scendono verso l’imbuto del piede si ritrova in altri manufatti, come una coppia di candelieri più tardi (1770, collezione privata), eseguita dalla bottega milanese all’insegna del “Cuore con due chiodi”.

Bottega lombarda (?) (XVIII secolo), Calice, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 20,2 x 13,5 Ø cm, Inv. MD 2001.079.001 Il calice, proveniente dalla chiesa dei Santi Ambrogio e Bernardo di Oliveto Lario Limonta (LC), presenta un piede polilobato in cui si alternano motivi a conchiglia e vegetali a teste di cherubini alate. Il piede si innalza verso il fusto decorato con elementi fogliacei rilevati; il nodo ha forma a vaso con decorazione a ovoli nella parte inferiore, e piccoli volti di angeli dal modellato aggettante in quella superiore. Il sottocoppa è riccamente decorato da volti di cherubino fra volute, arricchito da elementi a conchiglia stilizzati; la coppa è leggermente svasata. Il dettaglio delle foglie rilevate che scendono verso l’imbuto del piede si ritrova in altri manufatti, come una coppia di candelieri più tardi (1770, collezione privata), eseguita dalla bottega milanese all’insegna del “Cuore con due chiodi”.

Bottega lombarda (Milano?) (inizi del XVIII secolo), Ostensorio ambrosiano, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 40,5 x 14x 12,5 cm, Inv. MD 2002.101.002 Questo esemplare, stilisticamente riferibile ad una bottega milanese e proveniente dalla chiesa di San Francesco di Moggio (LC), presenta un piede mistilineo con fascia inclinata e modanata, diviso in quattro settori con gonfie sporgenze a ricciolo e nervature che si raccorda al fusto, percorrendo anche il nodo; identica la concezione decorativa del sottocoppa. I montanti laterali, a voluta spezzata, si innalzano fino alla cupola ornata da quattro racemi che sorreggono un fastigio a croce greca.

Bottega lombarda (Milano?) (inizi del XVIII secolo), Ostensorio ambrosiano, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 40,5 x 14x 12,5 cm, Inv. MD 2002.101.002 Questo esemplare, stilisticamente riferibile ad una bottega milanese e proveniente dalla chiesa di San Francesco di Moggio (LC), presenta un piede mistilineo con fascia inclinata e modanata, diviso in quattro settori con gonfie sporgenze a ricciolo e nervature che si raccorda al fusto, percorrendo anche il nodo; identica la concezione decorativa del sottocoppa. I montanti laterali, a voluta spezzata, si innalzano fino alla cupola ornata da quattro racemi che sorreggono un fastigio a croce greca.

Bottega lombarda (Milano?) (prima metà del XVIII secolo), Calice, Argento sbalzato, a fusione, cesellato, 21,5 x 13 Ø cm, Inv. MD 2001.036.003 Il calice presenta una base mistilinea a ottenuta in un pezzo unico lavorato a sbalzo e cesello, con specchiature recanti figure di santi (fra cui Sant’Ambrogio) entro mosse incorniciature. Il nodo vasiforme, ottenuto a fusione e saldato in un secondo tempo alla base, è caratterizzato da morbide volute e teste di cherubini. Il sottocoppa presenta cartelle determinate da riccioli fitomorfi includenti volti di cherubini. L’alta qualità esecutiva è evidente anche nell’uso di un punzone tondo per lavorare in alcuni punti le superfici metalliche, al fine di rimarcare l’effetto volumetrico dei dettagli figurativi. Il riferimento potrebbe essere alla bottega milanese che lavora fra XVII e XVIII secolo all’insegna dell’ ”Humilitas”. Il manufatto proviene dalla chiesa dei Santi Gervaso e Protaso a Macherio (MI).

Bottega lombarda (Milano?) (prima metà del XVIII secolo), Calice, Argento sbalzato, a fusione, cesellato, 21,5 x 13 Ø cm, Inv. MD 2001.036.003 Il calice presenta una base mistilinea a ottenuta in un pezzo unico lavorato a sbalzo e cesello, con specchiature recanti figure di santi (fra cui Sant’Ambrogio) entro mosse incorniciature. Il nodo vasiforme, ottenuto a fusione e saldato in un secondo tempo alla base, è caratterizzato da morbide volute e teste di cherubini. Il sottocoppa presenta cartelle determinate da riccioli fitomorfi includenti volti di cherubini. L’alta qualità esecutiva è evidente anche nell’uso di un punzone tondo per lavorare in alcuni punti le superfici metalliche, al fine di rimarcare l’effetto volumetrico dei dettagli figurativi. Il riferimento potrebbe essere alla bottega milanese che lavora fra XVII e XVIII secolo all’insegna dell’ ”Humilitas”. Il manufatto proviene dalla chiesa dei Santi Gervaso e Protaso a Macherio (MI).

Bottega lombarda (Milano?) (secondo quarto del XVIII secolo?), Calice, Argento sbalzato, cesellato, parzialmente dorato, 23,5 x 16,5 Ø cm, Inv. MD 2001.039.001 Il calice, proveniente dalla chiesa dei Santi Gervaso e Protaso a Macherio (MI), è strettamente legato con l’esemplare della scheda precedente (Inv. MD 2001.036.003), tanto che potrebbero essere stati realizzati dalla medesima bottega. Identico è infatti l’uso del punzone tondo per i dettagli figurativi. Si tratta però in questo caso di un maestro più aggiornato o che lavora in anni leggermente posteriori, come evidente dal maggior rilievo del volti del cherubini sul nodo o nella maggior libertà nella distribuzione delle volute spezzate nella decorazione del piede e del sottocoppa. Il riferimento potrebbe essere alla bottega milanese che lavora fra XVII e XVIII secolo all’insegna dell’ ”Humilitas”, di cui non si conoscono però i maestri.

Bottega lombarda (Milano?) (secondo quarto del XVIII secolo?), Calice, Argento sbalzato, cesellato, parzialmente dorato, 23,5 x 16,5 Ø cm, Inv. MD 2001.039.001 Il calice, proveniente dalla chiesa dei Santi Gervaso e Protaso a Macherio (MI), è strettamente legato con l’esemplare della scheda precedente (Inv. MD 2001.036.003), tanto che potrebbero essere stati realizzati dalla medesima bottega. Identico è infatti l’uso del punzone tondo per i dettagli figurativi. Si tratta però in questo caso di un maestro più aggiornato o che lavora in anni leggermente posteriori, come evidente dal maggior rilievo del volti del cherubini sul nodo o nella maggior libertà nella distribuzione delle volute spezzate nella decorazione del piede e del sottocoppa. Il riferimento potrebbe essere alla bottega milanese che lavora fra XVII e XVIII secolo all’insegna dell’ ”Humilitas”, di cui non si conoscono però i maestri.

Bottega lombarda (metà del XVIII secolo), Reliquiario a busto, Legno intagliato e argentato, 98x46x20 cm, Inv. MD 2001.030.001 Parte di una serie di due provenienti dalla chiesa parrocchiale di San Materno di Civenna (CO), il reliquario presenta un busto di vescovo poggiante su una base con volute. Il vescovo è abbigliato con un manto che ricade sulle spalle. In occasione del restauro del 2001 sono state rimosse le pesanti ridipinture rivelando l’altissima qualità del rivestimento originale e la felice combinazione dei due toni d’argento (argento in foglia su bolo rosso e tempera grigia con polvere d’argento). Le campiture sono definite con attenzione ai particolari con raffinatezza, in modo da rendere ben evidenti i volumi dell’intaglio a cui si voleva conferire la preziosità dell’argento.

Bottega lombarda (metà del XVIII secolo), Reliquiario a busto, Legno intagliato e argentato, 98x46x20 cm, Inv. MD 2001.030.001 Parte di una serie di due provenienti dalla chiesa parrocchiale di San Materno di Civenna (CO), il reliquario presenta un busto di vescovo poggiante su una base con volute. Il vescovo è abbigliato con un manto che ricade sulle spalle. In occasione del restauro del 2001 sono state rimosse le pesanti ridipinture rivelando l’altissima qualità del rivestimento originale e la felice combinazione dei due toni d’argento (argento in foglia su bolo rosso e tempera grigia con polvere d’argento). Le campiture sono definite con attenzione ai particolari con raffinatezza, in modo da rendere ben evidenti i volumi dell’intaglio a cui si voleva conferire la preziosità dell’argento.

Bottega lombarda (metà del XVIII secolo), Reliquiario a busto, Legno intagliato e argentato, 97x45x20 cm, Inv. MD 2001.030.002 Insieme al reliquario della scheda precedente a cui si rimanda per i dettagli (Inv. MD 2001.030.001), l’opera proviene dalla chiesa parrocchiale di San Materno di Civenna (CO).

Bottega lombarda (metà del XVIII secolo), Reliquiario a busto, Legno intagliato e argentato, 97x45x20 cm, Inv. MD 2001.030.002 Insieme al reliquario della scheda precedente a cui si rimanda per i dettagli (Inv. MD 2001.030.001), l’opera proviene dalla chiesa parrocchiale di San Materno di Civenna (CO).

Bottega lombarda (XVIII secolo), Reliquiario a ostensorio (serie di due), Legno intagliato e dorato, 78,5x44x21 cm, Inv. MD 2001.026.001 I due reliquari a ostensorio, provenienti dalla chiesa di San Salvatore e San Magno a Legnano (MI), poggiano su base polilobata; il gambo prosegue con una decorazione a riccioli e volute, attaccandosi alla teca che contiene le reliquie con un nodo a forma di vaso con sbaccellature alla cui sommità si trovano protomi d’angeli. Sopra la teca, seduti su timpani spezzati sono presenti due putti che reggevano probabilmente un cartiglio.

Bottega lombarda (XVIII secolo), Reliquiario a ostensorio (serie di due), Legno intagliato e dorato, 78,5x44x21 cm, Inv. MD 2001.026.001 I due reliquari a ostensorio, provenienti dalla chiesa di San Salvatore e San Magno a Legnano (MI), poggiano su base polilobata; il gambo prosegue con una decorazione a riccioli e volute, attaccandosi alla teca che contiene le reliquie con un nodo a forma di vaso con sbaccellature alla cui sommità si trovano protomi d’angeli. Sopra la teca, seduti su timpani spezzati sono presenti due putti che reggevano probabilmente un cartiglio.

Bottega lombarda (XVIII secolo), Reliquario a scrigno (serie di due), Legno intagliato e dorato, 26,5x49x26,5 cm, Inv. MD 2001.026.001 I due reliquari a scrigno, provenienti dalla chiesa di San Salvatore e San Magno a Legnano (MI) e utilizzati da epoca imprecisata come base di quelli trattati nella scheda precedente (Inv. MD 2001.026.001), devono essere stati inizialmente concepiti come autonomi anche se riferibili alla stessa epoca e probabilmente anche alla stessa bottega. In alto un’asse scorrevole chiude la struttura sorretta da quattro piedini e decorata da volute dorate: al centro del lato lungo si trova una testa di putto e due putti-cariatidi agli angoli, dipinti di scuro, forse ad imitazione del bronzo. Il lato anteriore e i due laterali presentano spazi per contenere le reliquie dei vari santi.

Bottega lombarda (XVIII secolo), Reliquario a scrigno (serie di due), Legno intagliato e dorato, 26,5x49x26,5 cm, Inv. MD 2001.026.001 I due reliquari a scrigno, provenienti dalla chiesa di San Salvatore e San Magno a Legnano (MI) e utilizzati da epoca imprecisata come base di quelli trattati nella scheda precedente (Inv. MD 2001.026.001), devono essere stati inizialmente concepiti come autonomi anche se riferibili alla stessa epoca e probabilmente anche alla stessa bottega. In alto un’asse scorrevole chiude la struttura sorretta da quattro piedini e decorata da volute dorate: al centro del lato lungo si trova una testa di putto e due putti-cariatidi agli angoli, dipinti di scuro, forse ad imitazione del bronzo. Il lato anteriore e i due laterali presentano spazi per contenere le reliquie dei vari santi.

Bottega milanese (terzo quarto del XVIII secolo), Ostensorio ambrosiano, Argento sbalzato e bulinato, parzialmente dorato, gemme 71x21x16,5 cm, Inv. MD 2001.074.001 Giocato sul contrasto fra parti dorate e argentate, bulinate e non lavorate, l’ostensorio, di elevata qualità, proviene della chiesa di San Giovanni Battista a Busto Arsizio (VA). Presenta un piede ellittico, con fascia modanata ornata da motivi a rocaille; nelle partiture del piede, delimitate da costolonature rilevate, si inseriscono elementi a conchiglia, e riccioli fìtomorfi. Il fusto presenta un nodo principale vasiforme riccamente decorato che sorregge la teca culminante con un fastigio a timpano curvilineo sovrastato dalla statuetta di Cristo risorto con il vessillo in mano. Alla base dei due montanti laterali siedono due angioletti con spighe di grano, mentre altri due sono sotto la teca. Le caratteristiche stilistiche fanno pensare ad una realizzazione da parte di bottega milanese, forse su disegno del pittore Biagio Bellotti (1714-1789), cui spetta il rinnovamento del presbiterio e dell’abside della chiesa da cui proviene l’opera. Studi recenti rivelano che la tipologia di quest’ostensorio è stata replicata in numerose varianti da botteghe milanesi attive sotto l’insegna dell’ ”Humilitas” e dei “Due ferri di cavallo”, dello “Sgabello”, del “Carciofo “ o della “Croce di Malta”, come testimoniano numerosi esemplari presenti in area comasca.

Bottega milanese (terzo quarto del XVIII secolo), Ostensorio ambrosiano, Argento sbalzato e bulinato, parzialmente dorato, gemme 71x21x16,5 cm, Inv. MD 2001.074.001 Giocato sul contrasto fra parti dorate e argentate, bulinate e non lavorate, l’ostensorio, di elevata qualità, proviene della chiesa di San Giovanni Battista a Busto Arsizio (VA). Presenta un piede ellittico, con fascia modanata ornata da motivi a rocaille; nelle partiture del piede, delimitate da costolonature rilevate, si inseriscono elementi a conchiglia, e riccioli fìtomorfi. Il fusto presenta un nodo principale vasiforme riccamente decorato che sorregge la teca culminante con un fastigio a timpano curvilineo sovrastato dalla statuetta di Cristo risorto con il vessillo in mano. Alla base dei due montanti laterali siedono due angioletti con spighe di grano, mentre altri due sono sotto la teca. Le caratteristiche stilistiche fanno pensare ad una realizzazione da parte di bottega milanese, forse su disegno del pittore Biagio Bellotti (1714-1789), cui spetta il rinnovamento del presbiterio e dell’abside della chiesa da cui proviene l’opera. Studi recenti rivelano che la tipologia di quest’ostensorio è stata replicata in numerose varianti da botteghe milanesi attive sotto l’insegna dell’ ”Humilitas” e dei “Due ferri di cavallo”, dello “Sgabello”, del “Carciofo “ o della “Croce di Malta”, come testimoniano numerosi esemplari presenti in area comasca.

Bottega milanese all’insegna della “Croce di Malta” (Agostino Arbuschi (?), terzo quarto del XVII secolo), Calice, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 24×14,5 Ø cm, Inv. MD 2001.097.008 Il calice presenta un piede mistilineo, dotato di fascia inclinata e modanata, su cui figurano il Battista, la Vergine e un santo vescovo. Il nodo è a vaso, decorato con foglie d’acanto e modanature; il sottocoppa presenta cartelle mistilinee ospitanti teste cherubiche tra volute. Il punzone “Croce di Malta” ha fatto assegnare l’opera, proveniente dalla chiesa milanese di Santa Maria del Carmine ad Agostino Arbuschi (1757-1819), orafo milanese che rileva l’insegna della Croce di Malta dedicandosi alle fusioni a getto con il fratello Carlo (1762-1836). In realtà questo punzone era già appartenuto a Marco Tullio Ponzone. Fra i manufatti riconducibili a quel punzone vi sono opere conservate al Museo dell’Incoronata di Lodi ma anche nel territorio di Lecco e nel Comasco.

Bottega milanese all’insegna della “Croce di Malta” (Agostino Arbuschi (?), terzo quarto del XVII secolo), Calice, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 24×14,5 Ø cm, Inv. MD 2001.097.008 Il calice presenta un piede mistilineo, dotato di fascia inclinata e modanata, su cui figurano il Battista, la Vergine e un santo vescovo. Il nodo è a vaso, decorato con foglie d’acanto e modanature; il sottocoppa presenta cartelle mistilinee ospitanti teste cherubiche tra volute. Il punzone “Croce di Malta” ha fatto assegnare l’opera, proveniente dalla chiesa milanese di Santa Maria del Carmine ad Agostino Arbuschi (1757-1819), orafo milanese che rileva l’insegna della Croce di Malta dedicandosi alle fusioni a getto con il fratello Carlo (1762-1836). In realtà questo punzone era già appartenuto a Marco Tullio Ponzone. Fra i manufatti riconducibili a quel punzone vi sono opere conservate al Museo dell’Incoronata di Lodi ma anche nel territorio di Lecco e nel Comasco.

Bottega milanese all’insegna della “Croce di Malta” (Agostino Arbuschi (?), XVII secolo; 1775-1780?), Calice, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 23,5×15 Ø cm, Inv. MD 2001.076.001 Il calice presenta una base mistilinea con fascia sagomata, in cui si alternano le raffigurazioni, tra morbide volute, della Vergine, di Sant’Ambrogio con il flagello in mano e di un altro vescovo. Il nodo principale, vasiforme, è ornato da timpani spezzati e motivi fitomorfi. Il sottocoppa presenta teste di cherubino aggettanti. Come indica il punzone sul gradino del piede, fu realizzato dalla bottega operante al segno della “Croce di Malta” ed è stato in particolare riferito ad Agostino Arbuschi (1757-1819) e datato al 1775-1780, ravvisando nella semplificazione formale degli elementi caratteristici del Rococò avvicinandosi a principi neoclassici. L’opera proviene dalla chiesa di San Marco a Milano.

Bottega milanese all’insegna della “Croce di Malta” (Agostino Arbuschi (?), XVII secolo; 1775-1780?), Calice, Argento sbalzato e cesellato, parzialmente dorato, 23,5×15 Ø cm, Inv. MD 2001.076.001 Il calice presenta una base mistilinea con fascia sagomata, in cui si alternano le raffigurazioni, tra morbide volute, della Vergine, di Sant’Ambrogio con il flagello in mano e di un altro vescovo. Il nodo principale, vasiforme, è ornato da timpani spezzati e motivi fitomorfi. Il sottocoppa presenta teste di cherubino aggettanti. Come indica il punzone sul gradino del piede, fu realizzato dalla bottega operante al segno della “Croce di Malta” ed è stato in particolare riferito ad Agostino Arbuschi (1757-1819) e datato al 1775-1780, ravvisando nella semplificazione formale degli elementi caratteristici del Rococò avvicinandosi a principi neoclassici. L’opera proviene dalla chiesa di San Marco a Milano.

Ricamatore milanese (ultimo quarto del XVIII secolo), Stendardo processionale, Raso di seta dipinto e ricamato in filo dorato e fili di seta, 238×154,5 cm, Inv. MD 2001.078.001 Lo stendardo, proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo a Barzago (LC), rappresenta sul recto la Madonna del Rosario con Gesù Bambino e sul verso un episodio della vita del santo dedicatario della chiesa di provenienza, San Bartolomeo in adorazione del Santissimo Sacramento. Le scene, realizzate secondo una consuetudine cinquecentesca, che coniuga ricamo e pittura, sono inquadrate da ricche cornici di memoria rococò, ma interpretate in forme più austere e rigorose, secondo un orientamento che si manifesta negli ultimi decenni del XVIII secolo. Questa datazione è confermata anche dalle parti figurate. E’ probabile che l’opera sia a stata commissionata dopo la ricostruzione della parrocchiale di Barzago, iniziata nel 1778 e che venne affidata ad un laboratorio di primissima piano, con ricamatori abili nel dialogare con la pittura e di lavorare i filati metallici con notevole maestria.

Ricamatore milanese (ultimo quarto del XVIII secolo), Stendardo processionale, Raso di seta dipinto e ricamato in filo dorato e fili di seta, 238×154,5 cm, Inv. MD 2001.078.001 Lo stendardo, proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo a Barzago (LC), rappresenta sul recto la Madonna del Rosario con Gesù Bambino e sul verso un episodio della vita del santo dedicatario della chiesa di provenienza, San Bartolomeo in adorazione del Santissimo Sacramento. Le scene, realizzate secondo una consuetudine cinquecentesca, che coniuga ricamo e pittura, sono inquadrate da ricche cornici di memoria rococò, ma interpretate in forme più austere e rigorose, secondo un orientamento che si manifesta negli ultimi decenni del XVIII secolo. Questa datazione è confermata anche dalle parti figurate. E’ probabile che l’opera sia a stata commissionata dopo la ricostruzione della parrocchiale di Barzago, iniziata nel 1778 e che venne affidata ad un laboratorio di primissima piano, con ricamatori abili nel dialogare con la pittura e di lavorare i filati metallici con notevole maestria.

Bottega lombarda (Milano?) (terzo quarto del XVIII secolo; inizi del XIX; post 1812?), Pisside, Argento sbalzato e inciso, 33×15,5 Ø cm, Inv. MD 2001.047.028 La pisside presenta una base a sezione circolare con un piede rigonfio ornato con nervature, poi riprese sia sul nodo sia sul coperchio sagomato. La coppa liscia e il fastigio a croce con terminazioni trilobate contribuiscono alla sobrietà della decorazione. Proveniente dalla basilica milanese di Santa Maria della Passione, la pisside è riferibile al XVIII secolo: sul piede si nota un punzone di difficile identificazione.

Bottega lombarda (Milano?) (terzo quarto del XVIII secolo; inizi del XIX; post 1812?), Pisside, Argento sbalzato e inciso, 33×15,5 Ø cm, Inv. MD 2001.047.028 La pisside presenta una base a sezione circolare con un piede rigonfio ornato con nervature, poi riprese sia sul nodo sia sul coperchio sagomato. La coppa liscia e il fastigio a croce con terminazioni trilobate contribuiscono alla sobrietà della decorazione. Proveniente dalla basilica milanese di Santa Maria della Passione, la pisside è riferibile al XVIII secolo: sul piede si nota un punzone di difficile identificazione.

Antonio Bolognini (attestato a Milano dal 1828 al 1838), Calice, Argento a fusione, parzialmente dorato, 25×11 Ø cm, Inv. MD 2002.104.002 Proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo a Margno (LC), il calice presenta un alto piede a campana con fascia con un’iscrizione incisa; il decoro presenta elementi vegetali a pendone che scendono dalle ali intrecciate dei cherubini, intercalati da rosoni. Il fusto ovoidale è percorso da scanalature e ornati fitomorfi mentre il sottocoppa presenta un’alta fascia decorata con nastri vegetali intrecciati. Stilisticamente è un’opera tardo neoclassica, che rende omaggio anche modelli più antichi. L’iscrizione all’interno del piede dichiara che il manufatto è stata eseguito da Antonio Bolognini, che ricevette la medaglia d’argento all’esposizione di Brera del 1828 proprio per la realizzazione di questo calice, ottenuto da un pezzo solido d’argento senza preventiva fusione e senza saldatura.

Antonio Bolognini (attestato a Milano dal 1828 al 1838), Calice, Argento a fusione, parzialmente dorato, 25×11 Ø cm, Inv. MD 2002.104.002 Proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo a Margno (LC), il calice presenta un alto piede a campana con fascia con un’iscrizione incisa; il decoro presenta elementi vegetali a pendone che scendono dalle ali intrecciate dei cherubini, intercalati da rosoni. Il fusto ovoidale è percorso da scanalature e ornati fitomorfi mentre il sottocoppa presenta un’alta fascia decorata con nastri vegetali intrecciati. Stilisticamente è un’opera tardo neoclassica, che rende omaggio anche modelli più antichi. L’iscrizione all’interno del piede dichiara che il manufatto è stata eseguito da Antonio Bolognini, che ricevette la medaglia d’argento all’esposizione di Brera del 1828 proprio per la realizzazione di questo calice, ottenuto da un pezzo solido d’argento senza preventiva fusione e senza saldatura.

Bottega lombarda (Milano?) (1848), Brocca, Rame argentato; bronzo (?) a fusione, 31,5×20, Inv. MD 2001.097.002 Insieme al bacile (vedi scheda successiva Inv. MD 2001.097.003), la brocca proviene dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano. Foggiata ad anfora classica, presenta una base circolare con una fascia ornata da fogliette; il corpo del vaso è decorato da un motivo a fogliette nella parte bassa, ripreso all’attacco del collo, mentre nella fascia centrale appaiono angeli che tengono ghirlande, intercalati da medaglioni con busti. Il collo è alto, decorato con girali rilevati. L’ansa in bronzo si risolve con un busto di un angelo che termina con un motivo fogliaceo. Sotto il piede della brocca un’iscrizione riporta la datazione 1848: l’opera rientra pienamente nella cultura figurativa neomanierista, che riprende modelli del Cinquecento italiano e del Rinascimento lombardo, come i busti sporgenti, che si ispirano ai tondi in cotto diffusi nell’architettura lombarda. Il manico con la figura dell’angelo riecheggia invece modelli francesi.

Bottega lombarda (Milano?) (1848), Brocca, Rame argentato; bronzo (?) a fusione, 31,5×20, Inv. MD 2001.097.002 Insieme al bacile (vedi scheda successiva Inv. MD 2001.097.003), la brocca proviene dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano. Foggiata ad anfora classica, presenta una base circolare con una fascia ornata da fogliette; il corpo del vaso è decorato da un motivo a fogliette nella parte bassa, ripreso all’attacco del collo, mentre nella fascia centrale appaiono angeli che tengono ghirlande, intercalati da medaglioni con busti. Il collo è alto, decorato con girali rilevati. L’ansa in bronzo si risolve con un busto di un angelo che termina con un motivo fogliaceo. Sotto il piede della brocca un’iscrizione riporta la datazione 1848: l’opera rientra pienamente nella cultura figurativa neomanierista, che riprende modelli del Cinquecento italiano e del Rinascimento lombardo, come i busti sporgenti, che si ispirano ai tondi in cotto diffusi nell’architettura lombarda. Il manico con la figura dell’angelo riecheggia invece modelli francesi.

Bottega lombarda (Milano?) (1848), Bacile, Metallo a fusione cesellato, bulinato e argentato, 39 Ø cm, Inv. MD 2001.097.003 Insieme alla brocca (vedi scheda precedente Inv. MD 2001.097.002), il bacile proviene dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano: ottenuto a fusione, rifinito con ceselli e bulino, reca al centro un motivo a fiorone, attorno al quale si dispone una fascia con quattro immagini clipeate tra angeli raffiguranti gli evangelisti: la tesa è ornata da rosette ripetute.

Bottega lombarda (Milano?) (1848), Bacile, Metallo a fusione cesellato, bulinato e argentato, 39 Ø cm, Inv. MD 2001.097.003 Insieme alla brocca (vedi scheda precedente Inv. MD 2001.097.002), il bacile proviene dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano: ottenuto a fusione, rifinito con ceselli e bulino, reca al centro un motivo a fiorone, attorno al quale si dispone una fascia con quattro immagini clipeate tra angeli raffiguranti gli evangelisti: la tesa è ornata da rosette ripetute.

Francesco Ceppi (Lentate sul Seveso, MI, 1820-1885), Ostensorio ambrosiano, Argento a fusione e cesellato, parzialmente dorato, 45×14 Ø cm, Inv. MD 2002.104.001 Si tratta di un ostensorio a forma di tempietto classico a pianta centrale. Il piede è circolare, percorso da un doppio giro di sbaccellature e fogliette su cui si innesta il fusto decorato con foglie lanceolate. La teca è ritmata da sei colonnine parzialmente scanalate con capitello corinzio, accorpate a tre a tre per mostrare al centro la mezzaluna su cui era esposta l’ostia. La calotta presenta vari simboli cristologici ed è sovrastata dalla statuetta del Redentore. Proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo a Margno (LC) è stato realizzato a Milano da Francesco Ceppi, come indicano i punzoni sul bordo esterno del piede (aratro, mappamondo, una capretta passante a sinistra con le iniziali F.C.), sicuramente ante 1872, quando cessa di esistere il sistema tripunzonale, per essere donato dalla chiesa da cui proviene da Antonio Malugani, come attestato nell’iscrizione sul piede.

Francesco Ceppi (Lentate sul Seveso, MI, 1820-1885), Ostensorio ambrosiano, Argento a fusione e cesellato, parzialmente dorato, 45×14 Ø cm, Inv. MD 2002.104.001 Si tratta di un ostensorio a forma di tempietto classico a pianta centrale. Il piede è circolare, percorso da un doppio giro di sbaccellature e fogliette su cui si innesta il fusto decorato con foglie lanceolate. La teca è ritmata da sei colonnine parzialmente scanalate con capitello corinzio, accorpate a tre a tre per mostrare al centro la mezzaluna su cui era esposta l’ostia. La calotta presenta vari simboli cristologici ed è sovrastata dalla statuetta del Redentore. Proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo a Margno (LC) è stato realizzato a Milano da Francesco Ceppi, come indicano i punzoni sul bordo esterno del piede (aratro, mappamondo, una capretta passante a sinistra con le iniziali F.C.), sicuramente ante 1872, quando cessa di esistere il sistema tripunzonale, per essere donato dalla chiesa da cui proviene da Antonio Malugani, come attestato nell’iscrizione sul piede.

Giovanni Bellezza (Milano 1807 – 1876) (datato 1865), Fermaglio da piviale, Argento a fusione in parte dorato, 12x16x3 cm, Inv. MD 2001.047.055 Vero e proprio capolavoro di oreficeria, il fermaglio, di sagoma ovale, presenta sulla parte anteriore la Vergine clipeata mentre stringe al petto un corona di spine, mentre ai lati si notano teste di cherubini e al di sotto un cartiglio circondato da simboli della Passione, mentre in alto appare una minuscola stella a sette punte. Intorno alla Vergine si dispongono elementi floreali fra nastri, Sul retro una piastra argentata reca il monogramma di Cristo, la firma dell’autore Giovanni Bellezza e la data 1848. Orafo e cesellatore milanese, l’artista è legato al rinnovamento dell’oreficeria, inserendosi nel filone dell’eclettismo storico e realizza quest’opera in un momento di grande successo e notorietà. Attivo presso la corte asburgica, sabauda e zarista e per note famiglie lombarde, lavora anche per il cantiere del Duomo di Milano e per numerose chiese cittadine, tra cui la basilica di Santa Maria della Passione dalla quale il fermaglio proviene.

Giovanni Bellezza (Milano 1807 – 1876) (datato 1865), Fermaglio da piviale, Argento a fusione in parte dorato, 12x16x3 cm, Inv. MD 2001.047.055 Vero e proprio capolavoro di oreficeria, il fermaglio, di sagoma ovale, presenta sulla parte anteriore la Vergine clipeata mentre stringe al petto un corona di spine, mentre ai lati si notano teste di cherubini e al di sotto un cartiglio circondato da simboli della Passione, mentre in alto appare una minuscola stella a sette punte. Intorno alla Vergine si dispongono elementi floreali fra nastri, Sul retro una piastra argentata reca il monogramma di Cristo, la firma dell’autore Giovanni Bellezza e la data 1848. Orafo e cesellatore milanese, l’artista è legato al rinnovamento dell’oreficeria, inserendosi nel filone dell’eclettismo storico e realizza quest’opera in un momento di grande successo e notorietà. Attivo presso la corte asburgica, sabauda e zarista e per note famiglie lombarde, lavora anche per il cantiere del Duomo di Milano e per numerose chiese cittadine, tra cui la basilica di Santa Maria della Passione dalla quale il fermaglio proviene.

Giovanni Bellezza (Milano 1807 – 1876) (datato 1866), Calice, Argento in lastra e in getto, cesellato, parzialmente dorato, 24,5 x 13,5 Ø cm, Inv. MD 2001.047.056 Come indicato dall’incisione sotto il piede (G. BELLEZZA MIL. F.1866), il calice venne realizzato dal celebre orefice, cesellatore e bronzista milanese, autore anche di altre opere per la basilica di Santa Maria della Passione a Milano, dalla quale il calice proviene. L’opera presenta un piede circolare, decorati da fitti ornamenti vegetali e da tre stemmi recanti il monogramma di Cristo. Sullo stelo cilindrico sono raffigurati angeli in corrispondenza di simboli della Passione ripetuti anche sul nodo anch’esso cilindrico. Sul sottocoppa appaiono simboli cristologici, quali uva e spighe di grano, ottenuti con la tecnica della granulazione e tre cherubini dorati alternati a gemme; il margine del sottocoppa è formato da una fila di perle in granuli che sostengono foglie di vite e altri elementi vegetali. L’opera riprende modelli neoclassici, come evidente dai motivi decorativi tratti dal repertorio classicheggiante.

Giovanni Bellezza (Milano 1807 – 1876) (datato 1866), Calice, Argento in lastra e in getto, cesellato, parzialmente dorato, 24,5 x 13,5 Ø cm, Inv. MD 2001.047.056 Come indicato dall’incisione sotto il piede (G. BELLEZZA MIL. F.1866), il calice venne realizzato dal celebre orefice, cesellatore e bronzista milanese, autore anche di altre opere per la basilica di Santa Maria della Passione a Milano, dalla quale il calice proviene. L’opera presenta un piede circolare, decorati da fitti ornamenti vegetali e da tre stemmi recanti il monogramma di Cristo. Sullo stelo cilindrico sono raffigurati angeli in corrispondenza di simboli della Passione ripetuti anche sul nodo anch’esso cilindrico. Sul sottocoppa appaiono simboli cristologici, quali uva e spighe di grano, ottenuti con la tecnica della granulazione e tre cherubini dorati alternati a gemme; il margine del sottocoppa è formato da una fila di perle in granuli che sostengono foglie di vite e altri elementi vegetali. L’opera riprende modelli neoclassici, come evidente dai motivi decorativi tratti dal repertorio classicheggiante.

Bottega lombarda (1888), Calice, Metallo sbalzato a fusione, argentato e dorato, 27×14 Ø cm, MD 2001.040.004 Il calice presenta una base mistilinea sbalzata e incisa, con alta fascia conteste di cherubini aggettanti, fra volute nastriformi e riccioli fitomorfi. Impostato su un piccolo raccordo liscio si erge il fusto ornato da tre angeli quasi a tutto tondo, oltre a pendoni con spighe e uva. Il sottocoppa presenta tre volti di cherubino inseriti in cartelle siglate da una conchiglia stilizzata, intercalate da medaglioni ovali formi vuoti. Un’iscrizione sulla base documenta che il calice è stato donato da don Giuseppe Castiglione alla parrocchia di Santa Maria del Cerro a Cassano Magnago (VA), da cui l’opera proviene e di cui fu parroco. Il piede è indubbiamente un omaggio alla produzione orafa del barocchetto lombardo, riletta in chiave ottocentesca.

Bottega lombarda (1888), Calice, Metallo sbalzato a fusione, argentato e dorato, 27×14 Ø cm, MD 2001.040.004 Il calice presenta una base mistilinea sbalzata e incisa, con alta fascia conteste di cherubini aggettanti, fra volute nastriformi e riccioli fitomorfi. Impostato su un piccolo raccordo liscio si erge il fusto ornato da tre angeli quasi a tutto tondo, oltre a pendoni con spighe e uva. Il sottocoppa presenta tre volti di cherubino inseriti in cartelle siglate da una conchiglia stilizzata, intercalate da medaglioni ovali formi vuoti. Un’iscrizione sulla base documenta che il calice è stato donato da don Giuseppe Castiglione alla parrocchia di Santa Maria del Cerro a Cassano Magnago (VA), da cui l’opera proviene e di cui fu parroco. Il piede è indubbiamente un omaggio alla produzione orafa del barocchetto lombardo, riletta in chiave ottocentesca.

Bottega lombarda (Milano?) (1895 circa; 1903), Calice, Ottone a fusione, sbalzato e argentato, parzialmente dorato, 26,5 x 12,5 Ø cm, Inv. MD 2001.094.002 Il calice, in origine nella chiesa milanese di Santo Stefano Maggiore, e poi trasferito in San Bernardino alle Ossa, presenta un piede circolare con fascia con motivo a greca; sulle specchiature sono raffigurate le protomi alate dei quattro animali simboli degli Evangelisti mentre sul nodo appaiono quattro angeli-cariatide, reggenti i simboli della Passione. Il sottocoppa è percorso da una fascia di tondi con teste di Evangelisti. Si tratta di una copia semplificata del calice donato dal cardinale arcivescovo Carlo Gaetano Gaisruck all’imperatore Ferdinando I per la cerimonia dell’incoronazione il 6 settembre 1938 (oggi conservato presso il Tesoro del Duomo di Milano), eseguita con verosimiglianza dalla bottega dei fratelli Bolognini, ancora attiva allo scadere del secolo XIX. Con ogni tutta probabilità l’iscrizione sul gradino del piede, che accenna al Congresso Eucaristico Nazionale del 1895, fu aggiunta successivamente.

Bottega lombarda (Milano?) (1895 circa; 1903), Calice, Ottone a fusione, sbalzato e argentato, parzialmente dorato, 26,5 x 12,5 Ø cm, Inv. MD 2001.094.002 Il calice, in origine nella chiesa milanese di Santo Stefano Maggiore, e poi trasferito in San Bernardino alle Ossa, presenta un piede circolare con fascia con motivo a greca; sulle specchiature sono raffigurate le protomi alate dei quattro animali simboli degli Evangelisti mentre sul nodo appaiono quattro angeli-cariatide, reggenti i simboli della Passione. Il sottocoppa è percorso da una fascia di tondi con teste di Evangelisti. Si tratta di una copia semplificata del calice donato dal cardinale arcivescovo Carlo Gaetano Gaisruck all’imperatore Ferdinando I per la cerimonia dell’incoronazione il 6 settembre 1938 (oggi conservato presso il Tesoro del Duomo di Milano), eseguita con verosimiglianza dalla bottega dei fratelli Bolognini, ancora attiva allo scadere del secolo XIX. Con ogni tutta probabilità l’iscrizione sul gradino del piede, che accenna al Congresso Eucaristico Nazionale del 1895, fu aggiunta successivamente.

Bottega lombarda (fine del XIX secolo), Calice, Argento a fusione in parte dorato, 25 x 13,6 Ø cm, MD 2001.083.011 Il calice formato dall’assemblaggio di varie parti, presenta un piede circolare delimitato da un motivo a fogliette, ornato da quattro medaglioni con i simboli degli Evangelisti, con festoni e girali vegetali. Il sottocoppa presenta una fascia con medaglioni recanti varie raffigurazioni, fra cui la Molitiplicazione dei pani e dei pesci e l’Apparizione di Cristo agli Apostoli. L’opera, proveniente dalla basilica milanese di Santa Maria presso San Celso è caratterizzata dal repertorio decorativo caratteristico del tardo necolassicismo, rivisitato con gusto eclettico e ricerca veristica.

Bottega lombarda (fine del XIX secolo), Calice, Argento a fusione in parte dorato, 25 x 13,6 Ø cm, MD 2001.083.011 Il calice formato dall’assemblaggio di varie parti, presenta un piede circolare delimitato da un motivo a fogliette, ornato da quattro medaglioni con i simboli degli Evangelisti, con festoni e girali vegetali. Il sottocoppa presenta una fascia con medaglioni recanti varie raffigurazioni, fra cui la Molitiplicazione dei pani e dei pesci e l’Apparizione di Cristo agli Apostoli. L’opera, proveniente dalla basilica milanese di Santa Maria presso San Celso è caratterizzata dal repertorio decorativo caratteristico del tardo necolassicismo, rivisitato con gusto eclettico e ricerca veristica.

Eugenio Bellosio (Milano 1847 – Magreglio, CO, 1927) (1907), Ostensorio, Metallo a fusione, argentato e dorato, argento, vetro, cristallo, gemme 95×29 Ø cm, Inv. MD 2001.094.001 Il monumentale ostensorio, proveniente dalla chiesa milanese di San Bernardino alle Ossa è un mirabile esempio di opera in stile neogotico: presenta un piede esagonale con specchiature con serafini. Il fusto è interrotto da un nodo a tempietto con figure di angeli nelle nicchie. L’edicola ospita l’ostensorio con raggi d’argento arricchiti da inserti di cristallo tagliati a diamante. Sulle cuspidi del tempietto spiccano vistosi angeli musicanti. La teca si completa con un alto pinnacolo, con finestroni chiusi da vetro blu, percorso da motivi a losanghe dipinte e su cui svetta il fastigio a croce latina. L’iscrizione sul piede reca la data, 1907 e il nome dell’artefice, Eugenio Bellosio, orafo-scultore allievo di Bellezza, eccezionale interprete dell’arte eclettica ottocentesca, a lungo impegnato nella produzione di oreficeria legata al culto.

Eugenio Bellosio (Milano 1847 – Magreglio, CO, 1927) (1907), Ostensorio, Metallo a fusione, argentato e dorato, argento, vetro, cristallo, gemme 95×29 Ø cm, Inv. MD 2001.094.001 Il monumentale ostensorio, proveniente dalla chiesa milanese di San Bernardino alle Ossa è un mirabile esempio di opera in stile neogotico: presenta un piede esagonale con specchiature con serafini. Il fusto è interrotto da un nodo a tempietto con figure di angeli nelle nicchie. L’edicola ospita l’ostensorio con raggi d’argento arricchiti da inserti di cristallo tagliati a diamante. Sulle cuspidi del tempietto spiccano vistosi angeli musicanti. La teca si completa con un alto pinnacolo, con finestroni chiusi da vetro blu, percorso da motivi a losanghe dipinte e su cui svetta il fastigio a croce latina. L’iscrizione sul piede reca la data, 1907 e il nome dell’artefice, Eugenio Bellosio, orafo-scultore allievo di Bellezza, eccezionale interprete dell’arte eclettica ottocentesca, a lungo impegnato nella produzione di oreficeria legata al culto.

Bottega lombarda (1913), Pisside, Ottone a fusione, argentato, parzialmente dorato, gemme in vetro e resina colorate, 43 x 19 Ø cm, Inv. MD 2002.102.001 Come documenta l’iscrizione lungo la parte interna del bordo del piede, la pisside è stata donata nel 1913 dal parroco alla basilica milanese di Santa Maria del Carmine, da cui proviene. L’opera presenta una base esalobata con specchiature decorate da gemme alternate a busti aggettanti clipeati. Sul nodo a pomo appare una fascia decorata da motivi romboidali con sei gemme a cabochon colorate. Il corpo presenta cartelle romboidali con medaglioni con volti di cherubini alternati a finestelle, raccordate da gemme colorate. L’opera, esempio del gusto revival storico in voga in quel momento, riprende motivi decorativi antichi tradotti però con un disegno essenziale, che prelude al Liberty.

Bottega lombarda (1913), Pisside, Ottone a fusione, argentato, parzialmente dorato, gemme in vetro e resina colorate, 43 x 19 Ø cm, Inv. MD 2002.102.001 Come documenta l’iscrizione lungo la parte interna del bordo del piede, la pisside è stata donata nel 1913 dal parroco alla basilica milanese di Santa Maria del Carmine, da cui proviene. L’opera presenta una base esalobata con specchiature decorate da gemme alternate a busti aggettanti clipeati. Sul nodo a pomo appare una fascia decorata da motivi romboidali con sei gemme a cabochon colorate. Il corpo presenta cartelle romboidali con medaglioni con volti di cherubini alternati a finestelle, raccordate da gemme colorate. L’opera, esempio del gusto revival storico in voga in quel momento, riprende motivi decorativi antichi tradotti però con un disegno essenziale, che prelude al Liberty.

Bottega del Nord Italia (1932), Calice, Argentato a fusione parzialmente dorato, smalti, 25,5 x 13,2 Ø cm, Inv. MD 2001.026.004 Come recita l’iscrizione sullo zoccolo del piede, il calice è stato donato a mons. Eugenio Gilardelli presumibilmente per il suo giubileo sacerdotale, essendo divenuto nel 1932 prevosto della chiesa di San Magno a Legnano (MI), da cui l’opera proviene. Il piede circolare riporta sulle specchiature quattro teste di Santi in rilievo entro valve di conchiglia, ed è sormontato da un fusto particolare, costituito da una colonna scanalata con applicati quattro manici zigrinati, alla cui base pendono grappoli d’uva, simbolo eucaristico. Il sottocoppa è decorato da quattro medaglioni con simboli cristologici in smalto giallo-arancione, racchiusi in cornici rettangolari. La forma classicheggiante del sostengo risente del rinnovamento formale dell’oreficeria religiosa durante il Ventennio, con l’abbandono del revival eclettico a favore di soluzioni più essenziali.

Bottega del Nord Italia (1932), Calice, Argentato a fusione parzialmente dorato, smalti, 25,5 x 13,2 Ø cm, Inv. MD 2001.026.004 Come recita l’iscrizione sullo zoccolo del piede, il calice è stato donato a mons. Eugenio Gilardelli presumibilmente per il suo giubileo sacerdotale, essendo divenuto nel 1932 prevosto della chiesa di San Magno a Legnano (MI), da cui l’opera proviene. Il piede circolare riporta sulle specchiature quattro teste di Santi in rilievo entro valve di conchiglia, ed è sormontato da un fusto particolare, costituito da una colonna scanalata con applicati quattro manici zigrinati, alla cui base pendono grappoli d’uva, simbolo eucaristico. Il sottocoppa è decorato da quattro medaglioni con simboli cristologici in smalto giallo-arancione, racchiusi in cornici rettangolari. La forma classicheggiante del sostengo risente del rinnovamento formale dell’oreficeria religiosa durante il Ventennio, con l’abbandono del revival eclettico a favore di soluzioni più essenziali.