Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera
Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera

Sant’Ambrogio

La collezione del Museo Diocesano comprende un importante nucleo di opere provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, strettamente legato alla figura del fondatore della Diocesi ambrosiana. Nato a Treviri, in Gallia da antica famiglia romana, divenuto funzionario dell’impero romano, Ambrogio è, infatti, fondatore e patrono della Diocesi milanese e ha segnato con il suo intenso episcopato (374-397) l’intera storia della città e della Chiesa ambrosiana. Con Ambrogio, protagonista, fra l’altro, della lotta all’eresia ariana, la sede episcopale milanese ottiene un enorme prestigio. A lui si deve la fondazione di quattro basiliche (le attuali Sant’Ambrogio, San Nazaro, San Simpliciano, oltre alla perduta San Dionigi) posizionate in corrispondenza dei quattro punti cardinali in modo da formare una croce immaginaria sovrapposta alla città. La sua fitta trama di rapporti sia a livello ecclesiale che civile, gli spostamenti continui nel territorio imperiale e i suoi scritti fanno di lui una figura di straordinaria grandezza nella storia cristiana del IV secolo.

Artigiano lombardo (fine IV sec.), Letto “di sant’Ambrogio”, Legno di rovere tornito, Inv. MD 2001.092.029 Provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio e rinvenuti nel sacello di san Vittore in Ciel d’oro in sant’Ambrogio, i frammenti di legno torniti e decorati, attualmente sorretti da un’armatura in ferro, costituivano la struttura di un letto che si reggeva tramite una tecnica ad incastro, senza l’uso di chiodi; la tipologia a spalliera alta è compatibile con una datazione all’epoca ambrosiana. La tradizione che lega questo manufatto alla persona di Ambrogio risale almeno al 1576; dal suo biografo, Paolino, sappiamo anche che il letto ebbe un ruolo importante negli ultimi giorni di Ambrogio, costretto dalla malattia in un giaciglio che veniva anche trasportato in vari luoghi e sul quale poi morì. La mancanza di alcune parti può essere connessa al fatto che furono distribuite come reliquie nelle chiese della diocesi.

Artigiano lombardo (fine IV sec.), Letto “di sant’Ambrogio”, Legno di rovere tornito, Inv. MD 2001.092.029 Provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio e rinvenuti nel sacello di san Vittore in Ciel d’oro in sant’Ambrogio, i frammenti di legno torniti e decorati, attualmente sorretti da un’armatura in ferro, costituivano la struttura di un letto che si reggeva tramite una tecnica ad incastro, senza l’uso di chiodi; la tipologia a spalliera alta è compatibile con una datazione all’epoca ambrosiana. La tradizione che lega questo manufatto alla persona di Ambrogio risale almeno al 1576; dal suo biografo, Paolino, sappiamo anche che il letto ebbe un ruolo importante negli ultimi giorni di Ambrogio, costretto dalla malattia in un giaciglio che veniva anche trasportato in vari luoghi e sul quale poi morì. La mancanza di alcune parti può essere connessa al fatto che furono distribuite come reliquie nelle chiese della diocesi.

Intagliatore mediolanense (metà V sec.), Storie di Davide, Legno di olmo intagliato, 44×23 ca cm ognuna, Inv. MD 2001.092.03 Si tratta dei frammenti delle imposte lignee del portale maggiore della basilica, recuperati in occasione dei restauri settecenteschi. Provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, le due formelle con Storie di Davide (in basso), della metà del IV secolo, presentano evidenti riferimenti all’arte classica nella definizione dei volumi, nella resa dei panneggi e nella scioltezza della narrazione; le teste e le mani sono state scalpellate per cause non accertate, forse in vista di un restauro poi non eseguito.

Intagliatore mediolanense (metà V sec.), Storie di Davide, Legno di olmo intagliato, 44×23 ca cm ognuna, Inv. MD 2001.092.03 Si tratta dei frammenti delle imposte lignee del portale maggiore della basilica, recuperati in occasione dei restauri settecenteschi. Provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, le due formelle con Storie di Davide (in basso), della metà del IV secolo, presentano evidenti riferimenti all’arte classica nella definizione dei volumi, nella resa dei panneggi e nella scioltezza della narrazione; le teste e le mani sono state scalpellate per cause non accertate, forse in vista di un restauro poi non eseguito.

Intagliatore di età carolingia (?) Riquadri con pavoni. Cornici a girali fogliati, Legno intagliato, 86 x 122 cm ognuno, Inv. MD 2001.092.031-032 Si tratta dei frammenti delle imposte lignee del portale maggiore della basilica, recuperati in occasione dei restauri settecenteschi. Provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, i due rilievi con i pavoni affrontati, simbolo di resurrezione, e le fasce a girali, di età carolingia, rivelano l’allontanamento dal naturalismo classico in favore di una nuova ricerca di simmetria ed astrazione: la resa delle figure è infatti netta e nitida, con linee incise.

Intagliatore di età carolingia (?) Riquadri con pavoni. Cornici a girali fogliati, Legno intagliato, 86 x 122 cm ognuno, Inv. MD 2001.092.031-032 Si tratta dei frammenti delle imposte lignee del portale maggiore della basilica, recuperati in occasione dei restauri settecenteschi. Provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, i due rilievi con i pavoni affrontati, simbolo di resurrezione, e le fasce a girali, di età carolingia, rivelano l’allontanamento dal naturalismo classico in favore di una nuova ricerca di simmetria ed astrazione: la resa delle figure è infatti netta e nitida, con linee incise.

Calco del “Sarcofago di Stilicone”, fine IV sec; 1930, Gesso, Inv. MD 2014.180.001  Si tratta del calco, realizzato intorno al 1930, del “Sarcofago di Stilicone”, il cui originale risale alla fine del IV secolo ed è conservato nella basilica di Sant’Ambrogio. E’ così chiamato perché presumibilmente conteneva le spoglie del generale dell’impero romano di origine vandala e della moglie. Si tratta di un esempio di sarcofago “a porte di città”, per la raffigurazione di porte turrite come sfondo alle scene. Il complesso programma iconografico risale forse alla volontà dello stesso Ambrogio. Su uno dei timpani si nota una delle prime scene di Natività conosciute.

Calco del “Sarcofago di Stilicone”, fine IV sec; 1930, Gesso, Inv. MD 2014.180.001  Si tratta del calco, realizzato intorno al 1930, del “Sarcofago di Stilicone”, il cui originale risale alla fine del IV secolo ed è conservato nella basilica di Sant’Ambrogio. E’ così chiamato perché presumibilmente conteneva le spoglie del generale dell’impero romano di origine vandala e della moglie. Si tratta di un esempio di sarcofago “a porte di città”, per la raffigurazione di porte turrite come sfondo alle scene. Il complesso programma iconografico risale forse alla volontà dello stesso Ambrogio. Su uno dei timpani si nota una delle prime scene di Natività conosciute.

Bottega lombarda (seconda metà X sec.), Sant’Ambrogio benedicente, Stucco policromo, diametro 96 cm, Inv. MD 2001.092.017   Proveniente dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, il rilievo in stucco policromo, coevo alle decorazioni del ciborio della basilica, di epoca ottoniana, raffigura il santo a mezzo busto, che si impone nello spazio con plastica robustezza, sovrapponendosi alla cornice classicheggiante a ovuli. Dal punto di vista iconografico l’immagine del santo si attiene strettamente a quella presente nel mosaico del sacello di San Vittore in Ciel d’Oro in Sant’Ambrogio (V secolo), il primo ritratto noto del patrono milanese, d’aspetto giovanile e con il volto incorniciato da una corta barba scura, unico riferimento pressoché coevo dell’aspetto del santo.

Bottega lombarda (seconda metà X sec.), Sant’Ambrogio benedicente, Stucco policromo, diametro 96 cm, Inv. MD 2001.092.017   Proveniente dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, il rilievo in stucco policromo, coevo alle decorazioni del ciborio della basilica, di epoca ottoniana, raffigura il santo a mezzo busto, che si impone nello spazio con plastica robustezza, sovrapponendosi alla cornice classicheggiante a ovuli. Dal punto di vista iconografico l’immagine del santo si attiene strettamente a quella presente nel mosaico del sacello di San Vittore in Ciel d’Oro in Sant’Ambrogio (V secolo), il primo ritratto noto del patrono milanese, d’aspetto giovanile e con il volto incorniciato da una corta barba scura, unico riferimento pressoché coevo dell’aspetto del santo.

Bottega lombarda (ultimo quarto sec. XIV), “Scodella di sant’Ambrogio”, Argento inciso a bulino, diametro 12,5 cm, Inv. MD 2001.092.016 Si tratta di una custodia-reliquario proveniente dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio che contiene i frantumi di una scodella in terracotta di cui riproduce la forma e che si riteneva appartenuta a Sant’Ambrogio. Costituita da due parti saldate fra loro, presenta sul fondo un medaglione inciso a bulino, delimitato da un elegante motivo ad archetti. Al centro è raffigurato Sant’Ambrogio, in una cattedra-trono, con il flagello a tre code e il pastorale, affiancato dai martiri Gervaso e Protaso, di proporzioni più ridotte. In basso spiccano due stemmi: mentre uno è abraso e illeggibile, il secondo appartiene alla famiglia milanese dei Crivelli.

Bottega lombarda (ultimo quarto sec. XIV), “Scodella di sant’Ambrogio”, Argento inciso a bulino, diametro 12,5 cm, Inv. MD 2001.092.016 Si tratta di una custodia-reliquario proveniente dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio che contiene i frantumi di una scodella in terracotta di cui riproduce la forma e che si riteneva appartenuta a Sant’Ambrogio. Costituita da due parti saldate fra loro, presenta sul fondo un medaglione inciso a bulino, delimitato da un elegante motivo ad archetti. Al centro è raffigurato Sant’Ambrogio, in una cattedra-trono, con il flagello a tre code e il pastorale, affiancato dai martiri Gervaso e Protaso, di proporzioni più ridotte. In basso spiccano due stemmi: mentre uno è abraso e illeggibile, il secondo appartiene alla famiglia milanese dei Crivelli.

Lorenzo da Origgio (attivo in Lombardia dal 1460 ca al 1471), Giacomo da Torre (attivo in Lombardia dal 1459 al 1471), Giacomo del Maino (attivo in Lombardia dal 1469 al 1503), Dossali di coro, Legno di noce intagliato, intarsiato, dipinto e laccato, 112 circa x 67 x 3,8 cm, Inv. MD 2001.092.018 -019-120   I tre stalli, provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, appartengono all’imponente coro della basilica stessa, una delle più importanti opere di intaglio ligneo lombardo del XV secolo,  andato in parte disperso sia nel corso delle sistemazioni otto-novecentesche  del coro che nei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Mentre le testate raffigurano episodi della vita del santo patrono, i dossali seguono programma iconografico dedicato ad una serie di piante, con figure umane o animali, secondo un repertorio legato alla cultura lombarda dei Tacuina Sanitatis, a cui si rifanno anche per il marcato naturalismo. Il restauro (2005) ha messo in evidenza il raffinato trattamento cromatico della superficie del fondo, ottenuto con pigmenti minerali e lacche su cui si stagliano i rilievi.

Lorenzo da Origgio (attivo in Lombardia dal 1460 ca al 1471), Giacomo da Torre (attivo in Lombardia dal 1459 al 1471), Giacomo del Maino (attivo in Lombardia dal 1469 al 1503), Dossali di coro, Legno di noce intagliato, intarsiato, dipinto e laccato, 112 circa x 67 x 3,8 cm, Inv. MD 2001.092.018 -019-120   I tre stalli, provenienti dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio, appartengono all’imponente coro della basilica stessa, una delle più importanti opere di intaglio ligneo lombardo del XV secolo,  andato in parte disperso sia nel corso delle sistemazioni otto-novecentesche  del coro che nei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Mentre le testate raffigurano episodi della vita del santo patrono, i dossali seguono programma iconografico dedicato ad una serie di piante, con figure umane o animali, secondo un repertorio legato alla cultura lombarda dei Tacuina Sanitatis, a cui si rifanno anche per il marcato naturalismo. Il restauro (2005) ha messo in evidenza il raffinato trattamento cromatico della superficie del fondo, ottenuto con pigmenti minerali e lacche su cui si stagliano i rilievi.

Carlo Francesco Nuvolone (Milano 1609 – 1662), Sant’Ambrogio in gloria, Olio su tela, 229 x 129 cm, Inv. MD 2001.092.028   Proveniente dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio e databile al quinto decennio del Seicento, il dipinto rivela nel taglio compositivo l’attenta riflessione di Nuvolone su opere di Cerano, quali il Sant’Ambrogio della Pinacoteca Ambrosiana o il San Carlo della chiesa di San Gottardo in Corte, benché l’atmosfera risulti qui più affettiva e vibrante, lontana dall’algido rigore ceranesco. La lucentezza dei colori, le pennellate libere e sciolte risentono degli influssi della scuola genovese e dei modi di Van Dyck e Rubens. Appare qui la tradizionale iconografia di Ambrogio dalla barba canuta, che conferisce al santo auctoritas morale in qualità di Vescovo e Dottore della chiesa; gli attributi iconografici tradizionali, il flagello a tre code e il pastorale, sono sorretti da putti gioiosi.

Carlo Francesco Nuvolone (Milano 1609 – 1662), Sant’Ambrogio in gloria, Olio su tela, 229 x 129 cm, Inv. MD 2001.092.028   Proveniente dal Museo della basilica di Sant’Ambrogio e databile al quinto decennio del Seicento, il dipinto rivela nel taglio compositivo l’attenta riflessione di Nuvolone su opere di Cerano, quali il Sant’Ambrogio della Pinacoteca Ambrosiana o il San Carlo della chiesa di San Gottardo in Corte, benché l’atmosfera risulti qui più affettiva e vibrante, lontana dall’algido rigore ceranesco. La lucentezza dei colori, le pennellate libere e sciolte risentono degli influssi della scuola genovese e dei modi di Van Dyck e Rubens. Appare qui la tradizionale iconografia di Ambrogio dalla barba canuta, che conferisce al santo auctoritas morale in qualità di Vescovo e Dottore della chiesa; gli attributi iconografici tradizionali, il flagello a tre code e il pastorale, sono sorretti da putti gioiosi.

Geraert van der Strecken (Bruxelles 1615 ca -1677), Costantino davanti a Galerio Arazzo,  323 x 222 cm, Inv MD 2001.092.025   L’arazzo fa parte di una serie di quattro dedicata alle Storie di Costantino. Provenienti dalla basilica di Sant’Ambrogio, sono stati realizzati a Bruxelles fra il 1655 e il 1660 su cartoni di Abraham van Diepenbeeck (‘s-Hertogenbosch 1596- Anversa 1675) e si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza cromatica, sia nelle scene principali che nelle raffinate bordure con naturalistici festoni di fiori e frutta, arricchiti negli angoli da piccoli animali. La tessitura è stata condotta finemente, con filati di trama di lana e sete dalle tinte vivaci. La scena si riferisce alle vittoria romana in Armenia e rappresenta Galerio e la moglie in trono, mentre accolgono con benevolenza Costantino, che porta loro un prigioniero.

Geraert van der Strecken (Bruxelles 1615 ca -1677), Costantino davanti a Galerio Arazzo,  323 x 222 cm, Inv MD 2001.092.025   L’arazzo fa parte di una serie di quattro dedicata alle Storie di Costantino. Provenienti dalla basilica di Sant’Ambrogio, sono stati realizzati a Bruxelles fra il 1655 e il 1660 su cartoni di Abraham van Diepenbeeck (‘s-Hertogenbosch 1596- Anversa 1675) e si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza cromatica, sia nelle scene principali che nelle raffinate bordure con naturalistici festoni di fiori e frutta, arricchiti negli angoli da piccoli animali. La tessitura è stata condotta finemente, con filati di trama di lana e sete dalle tinte vivaci. La scena si riferisce alle vittoria romana in Armenia e rappresenta Galerio e la moglie in trono, mentre accolgono con benevolenza Costantino, che porta loro un prigioniero.

Willem van Leefdael (Bruxelles 1632 – 1688), La corona imperiale offerta a Costantino Arazzo, 325 x 225 cm, Inv. MD 2001.092.027   L’arazzo fa parte di una serie di quattro dedicata alle Storie di Costantino. Provenienti dalla basilica di Sant’Ambrogio, sono stati realizzati a Bruxelles fra il 1655 e il 1660s u cartoni di Abraham van Diepenbeeck (‘s-Hertogenbosch 1596- Anversa 1675) e si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza cromatica, sia nelle scene principali che nelle raffinate bordure con naturalistici festoni di fiori e frutta, arricchiti negli angoli da piccoli animali. La tessitura è stata condotta finemente, con filati di trama di lana e sete dalle tinte vivaci. La scena mostra Costantino abbigliato con armatura e manto blu, incoronato d’alloro in trono a fianco della sorella mentre due uomini gli tendono scettro e diadema, le insegne del potere, mentre altri personaggi assistono alla scena.

Willem van Leefdael (Bruxelles 1632 – 1688), La corona imperiale offerta a Costantino Arazzo, 325 x 225 cm, Inv. MD 2001.092.027   L’arazzo fa parte di una serie di quattro dedicata alle Storie di Costantino. Provenienti dalla basilica di Sant’Ambrogio, sono stati realizzati a Bruxelles fra il 1655 e il 1660s u cartoni di Abraham van Diepenbeeck (‘s-Hertogenbosch 1596- Anversa 1675) e si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza cromatica, sia nelle scene principali che nelle raffinate bordure con naturalistici festoni di fiori e frutta, arricchiti negli angoli da piccoli animali. La tessitura è stata condotta finemente, con filati di trama di lana e sete dalle tinte vivaci. La scena mostra Costantino abbigliato con armatura e manto blu, incoronato d’alloro in trono a fianco della sorella mentre due uomini gli tendono scettro e diadema, le insegne del potere, mentre altri personaggi assistono alla scena.

Willem van Leefdael (Bruxelles 1632 – 1688), Battaglia di Ponte Milvio, Arazzo, 318 x 330  cm, Inv. MD 2001.092.011   L’arazzo fa parte di una serie di quattro dedicata alle Storie di Costantino. Provenienti dalla basilica di Sant’Ambrogio, sono stati realizzati a Bruxelles fra il 1655 e il 1660 su cartoni di Abraham van Diepenbeeck (‘s-Hertogenbosch 1596- Anversa 1675) e si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza cromatica, sia nelle scene principali che nelle raffinate bordure con naturalistici festoni di fiori e frutta, arricchiti negli angoli da piccoli animali. La tessitura è stata condotta finemente, con filati di trama di lana e sete dalle tinte vivaci. La scena rappresenta una fase dell’aspra battaglia, con Costantino in sella a un cavallo impennato con la spada nella destra e riconoscibile dal diadema imperiale sull’elmo: davanti a lui un fante disarciona violentemente un cavaliere; in primo piano un soldato inginocchiato pugnala un nemico alla gola.

Willem van Leefdael (Bruxelles 1632 – 1688), Battaglia di Ponte Milvio, Arazzo, 318 x 330  cm, Inv. MD 2001.092.011   L’arazzo fa parte di una serie di quattro dedicata alle Storie di Costantino. Provenienti dalla basilica di Sant’Ambrogio, sono stati realizzati a Bruxelles fra il 1655 e il 1660 su cartoni di Abraham van Diepenbeeck (‘s-Hertogenbosch 1596- Anversa 1675) e si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza cromatica, sia nelle scene principali che nelle raffinate bordure con naturalistici festoni di fiori e frutta, arricchiti negli angoli da piccoli animali. La tessitura è stata condotta finemente, con filati di trama di lana e sete dalle tinte vivaci. La scena rappresenta una fase dell’aspra battaglia, con Costantino in sella a un cavallo impennato con la spada nella destra e riconoscibile dal diadema imperiale sull’elmo: davanti a lui un fante disarciona violentemente un cavaliere; in primo piano un soldato inginocchiato pugnala un nemico alla gola.

Geraert van der Strecken (Bruxelles 1615 ca -1677), Trionfo di Costantino a Roma Arazzo,  323x 288 cm, Inv. MD 2001.092.026   L’arazzo è parte di una serie di quattro dedicata alle Storie di Costantino. Provenienti dalla basilica di Sant’Ambrogio, sono stati realizzati a Bruxelles fra il 1655 e il 1660 su cartoni di Abraham van Diepenbeeck (‘s-Hertogenbosch 1596- Anversa 1675) e si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza cromatica, sia nelle scene principali che nelle raffinate bordure con naturalistici festoni di fiori e frutta, arricchiti negli angoli da piccoli animali. La tessitura è stata condotta finemente, con filati di trama di lana e sete dalle tinte vivaci. In questo arazzo, è raffigurato Costantino incoronato, che incede a cavallo affiancato da un porta stendardo e accolto da due donne acconciate con piume di struzzo.

Geraert van der Strecken (Bruxelles 1615 ca -1677), Trionfo di Costantino a Roma Arazzo,  323x 288 cm, Inv. MD 2001.092.026   L’arazzo è parte di una serie di quattro dedicata alle Storie di Costantino. Provenienti dalla basilica di Sant’Ambrogio, sono stati realizzati a Bruxelles fra il 1655 e il 1660 su cartoni di Abraham van Diepenbeeck (‘s-Hertogenbosch 1596- Anversa 1675) e si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza cromatica, sia nelle scene principali che nelle raffinate bordure con naturalistici festoni di fiori e frutta, arricchiti negli angoli da piccoli animali. La tessitura è stata condotta finemente, con filati di trama di lana e sete dalle tinte vivaci. In questo arazzo, è raffigurato Costantino incoronato, che incede a cavallo affiancato da un porta stendardo e accolto da due donne acconciate con piume di struzzo.