Léonor Fini (Buenos Aires, 1908 – Trieste, 1996), Donna e gatto, china su carta da notes senza vergatura, mm 310 x 231, firmato in basso a destra: “Leonor Fini”, Inv. MD 2008.130.010 Pittrice, disegnatrice e scenografa, Léonor Fini si trasferisce dall'Argentina a Milano e più tardi a Parigi, dove entra in contatto con il movimento artistico surrealista. La sua produzione comprende una serie di ritratti, ma lavora anche nel campo della moda e come scenografa in teatro. E' nota per la sua passione per i gatti persiani: il gatto, identificato con la sfinge, simbolo di ambiguità, di mistero, di creatura dalla duplice natura, donna e felino, è un tema ricorrente nell'iconografia dei surrealisti In questo disegno, di difficile datazione, Léonor Fini usa un segno grafico leggero, continuo, facendo emergere con pochi tratti la figura femminile da uno sfondo senza alcuna connotazione. L’opera potrebbe essere uno dei “disegni automatici” che l’artista realizza a Parigi dopo il 1933, dopo essere entrata a far parte del gruppo surrealista di Breton: la simbologia, intesa in termini onirici e fantastici, della donna e del gatto si risolve qui in un delicato ed elegante segno.
Léonor Fini (Buenos Aires, 1908 – Trieste, 1996), Donna e gatto, china su carta da notes senza vergatura, mm 310 x 231, firmato in basso a destra: “Leonor Fini”, Inv. MD 2008.130.010 Pittrice, disegnatrice e scenografa, Léonor Fini si trasferisce dall'Argentina a Milano e più tardi a Parigi, dove entra in contatto con il movimento artistico surrealista. La sua produzione comprende una serie di ritratti, ma lavora anche nel campo della moda e come scenografa in teatro. E' nota per la sua passione per i gatti persiani: il gatto, identificato con la sfinge, simbolo di ambiguità, di mistero, di creatura dalla duplice natura, donna e felino, è un tema ricorrente nell'iconografia dei surrealisti In questo disegno, di difficile datazione, Léonor Fini usa un segno grafico leggero, continuo, facendo emergere con pochi tratti la figura femminile da uno sfondo senza alcuna connotazione. L’opera potrebbe essere uno dei “disegni automatici” che l’artista realizza a Parigi dopo il 1933, dopo essere entrata a far parte del gruppo surrealista di Breton: la simbologia, intesa in termini onirici e fantastici, della donna e del gatto si risolve qui in un delicato ed elegante segno.